Storia di Giuseppe Conte, da avvocato del popolo a leader del M5s

Minichiello / Agf

AGI - Una squadra di governo con 17 componenti e Giuseppe Conte titolare al Dicastero della Pubblica amministrazione e la meritocrazia . È il primo marzo 2018, salone delle fontane all'Eur di Roma, quando Giuseppe Conte - nato a Volturara Appula, avvocato civilista e insegnante di diritto, dal 2013, e fino a questo momento, componente del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa, scelto dal Parlamento su indicazione del Movimento 5 Stelle - l'accademico di cui non molto si conosceva attraverso i mass media, entra ufficialmente nell'agone della politica.

Durante la sua presentazione cita una delle personalità indicate come faro per il M5s: Stefano Rodotà, capta subito gli applausi della platea e si rivolge direttamente al popolo grillino, dicendo: "non vi ho votato, non ero nemmeno un vostro simpatizzante, ma mi avete detto 'non fa niente, noi vogliamo un indipendente'".

Dalla candidatura a ministro a quella a presidente del Consiglio non passa molto tempo: e' una bella giornata di primavera quando Luigi Di Maio e Matteo Salvini gli propongono, in un albergo romano, la 'sfida'. Riceve l'incarico il 23 dello stesso mese - in molti lo ricordano arrivare in Taxi, con scorta solo al seguito, per le consultazioni a Montecitorio dove rimane spesso fino tarda a sera - ma lo rimette dopo la crisi legata alla respinta nomina di Paolo Savona all'Economia, salvo riaccettarlo il 31 dello stesso maggio.

Premier di un governo giallo-verde descritto da alcuni mass-media come "primo governo populista moderno in Europa occidentale", Conte cade per la crisi agostana voluta dalla Lega, quindi ritorna a palazzo Chigi grazie ad un nuovo accordo fra forze politiche diverse, M5s, Pd e Leu .

È forse il periodo di governo più complicato: l'Italia è in piena pandemia, le crisi economica e sanitaria mordono. Bisogna prendere decisioni complesse come quella di dividere l'Italia in zone a seconda della gravità del contagio, affrontare la necessità di stabilire chiusure e aperture, dagli esercizi commerciali alle scuole.

È gennaio 2021 quando Italia Viva di Matteo Renzi, annuncia di voler staccare la spina al governo proprio per divergenze sulla gestione della pandemia e delle risorse finanziarie che arrivano dall'Europa. È l'inizio della crisi: Conte si dimette il 26 gennaio, e arriva l'era Mario Draghi.

'L'avvocato del Popolo', come lui stesso si è definito, è stato in ogni caso, dopo Ciampi, il secondo presidente del Consiglio della Repubblica Italiana a non aver ricoperto alcun incarico politico prima della sua nomina e il primo alla guida di due esecutivi voluti e appoggiati da maggioranze diverse, il che non ha mancato di suscitare polmiche da parte dei suopi detrattori.

Ma se questo è l'excursus istituzionale di Conte, è la vita interna al Movimento a essere segnata da fibrillazioni - non ultima la scissione Di Maio - e dalla tenacia dimostrata da Conte diventato, non senza qualche passaggio complicato, leader del M5s. Conte viene investito da Beppe Grillo, in un lungo incontro all'hotel Forum di Roma, del compito di contribuire a rifondare il nuovo corso del Movimento.

La strada è in salita: in mezzo ci si mette anche la lite e la rottura con Rousseau di Davide Casaleggio che detiene i dati degli iscritti e non ritiene che sia giusto doverli restituire. Bisogna riscrivere le regole e c'è il nodo del tetto al secondo mandato dei parlamentari su cui il cofondatore e garante Beppe Grillo tiene il punto, fino alla fine. Tanto è che molti volti noti M5s non torneranno in Parlamento.

L'estate del 2021 è piena di attesa: Conte lavora alla stesura del nuovo statuto del Movimento 5 Stelle e sul ruolo della leadership si accende il confronto con Grillo. Anche se Conte ha sempre ribadito i suoi buoni rapporti con il garante. Bisognerà arrivare ai primi di agosto per avere l'ok della Rete e perché Conte diventi il presidente del Movimento. Con Rousseau ormai si è consumato l'addio. Ora si vota su "SkyVote".

Conte decide di non essere l'uomo solo al comando, nominando 5 vicepresidenti. In mezzo arriva però una bega giudiziaria: alcuni attivisti contestano la sua investitura e Conte dovra' sottoporsi ad una nuova votazione degli iscritti. Si è giunti ormai a marzo e la sua presidenza è confermata.

Con Luigi Di Maio, il braccio di ferro arriva sull'Ucraina e sull'invio di armi a Kiev. I rapporti fra i due vengono raccontati da tempo tesi. Alla fine il ministro degli Esteri crea Insieme per il Futuro. Dopo la rottura di M5s con Draghi, a cui i pentastellati non votano la fiducia, la corsa per le elezioni politiche con Beppe Grillo rimasto, tuttavia, defilato: Conte è capolista nei collegi plurinominali di Puglia, Campania, Sicilia e in due liste della Lombardia.

La sua tenacia, a guardare i numeri, gli ha dato ragione contro chi, viste le fibrillazioni dei mesi scorsi, dava il M5s con meno voti. "Dagli elettori è arrivata una chiara indicazione, abbiamo compiuto una grande rimonta. Tutti ci volevano fuori dal Parlamento. Ci davano a una cifra e invece siamo la terza forza politica", commenta.