Il video della richiesta aiuto di Latifa, la principessa araba ostaggio del padre

·3 minuto per la lettura

AGI – “Sono tenuta in ostaggio da mio padre che mi ha fatto rapire. Voglio solo tornare libera”: è l'accorato appello lanciato dalla principessa Latifa Al-Maktoum in un videomessaggio girato in segreto e fatto recapitare al programma Panorama della Bbc.

La figlia 35enne dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, uno dei capi di stato più ricchi del mondo, sovrano di Dubai e vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti (EAU), chiede aiuto e racconta la dinamica del rapimento di cui è stata vittima nel 2018, e che ha fatto fallire il suo tentativo di fuga dal Paese.

Il video, sottolinea l'emittente britannica, fa parte di una serie di messaggi registrati di nascosto da Latifa su un telefono ricevuto in segreto nel 2019, nel bagno del luogo in cui è tenuta segregata, si presume a Dubai, l'unica stanza che può chiudere a chiave.

I  messaggi venivano trasmessi ai suoi amici per tenerli aggiornati sulle sue condizioni e per chiedere aiuto, ma dopo un lungo silenzio ora sono loro stessi a lanciare l'allarme, preoccupati per la sorte della principessa. 

Nel videomessaggio diffuso dalla Bbc la principessa Latifa riferisce di essere stata bloccata da un commando mentre si trovava a bordo di un'imbarcazione, di aver opposto resistenza “con calci e morsi” ai soldati che sono riusciti a prelevarla drogandola e facendole perdere conoscenza: un jet privato l'ha riportata a Dubai.

Da allora dice di essere trattenuta contro la sua volontà in una villa blindata, con porte e finestre chiuse, senza alcuna assistenza medica o legale, con presidi della polizia.

In passato i portavoce delle autorità di Dubai hanno assicurato che la principessa era “al sicuro, affidata alle cure della sua famiglia”; ma questa versione dei fatti è stata messa in dubbio dai drammatici videomessaggi.

Tra le voci che ora chiedono notizie certe sulla donna, sul luogo in cui viene trattenuta e il lancio di un'azione internazionale c'è l'ex inviata per i Diritti delle Nazioni Unite, Mary Robinson, che nel 2018 aveva potuto conoscerla di persona: Latifa era stata presentata dalla sua famiglia come una “personalità bipolare”.

La stessa Robinson l'aveva descritta come une “giovane donna problematica”, ma adesso, dopo il lungo silenzio della principessa, l'ex presidentessa dell'Irlanda ha dichiarato di essere stata “orribilmente ingannata” dalla potente famiglia al potere negli Emirati.

In un precedente videomessaggio, registrato poco dopo il fallito tentativo di fuga, risalente a febbraio 2018, e diffuso su You Tube, Latifa avvertiva che: “Se state guardando questo video, non è un buona cosa.

Significa che sono morta o che mi trovo in una situazione davvero brutta brutta”. A soli 16 anni aveva già tentato la fuga, senza successo, e ad aiutarla nel suo secondo tentativo è stato un uomo d'affari francese, Hervé Jaubert, contattato già nel 2011, con la complicità dell'insegnante di capoeira della principessa, Jauhiainen.

Il giorno prestabilito per l'operazione, il 24 febbraio 2018, le due donne hanno raggiunto le acque internazionali con un'imbarcazione e un jet ski, dove sono salite a bordo di uno yatch con bandiera Usa.

Otto giorni dopo, mentre l'imbarcazione si trovava al largo delle coste indiane, è stata assalita da un commando che ha lanciato ordigni fumogeni, costringendo Latifa e Jauhiainen a uscire dal bagno in cui erano nascoste. L'insegnante della principessa e il resto dell'equipaggio sono stati liberati dopo due settimane di detenzione a Dubai mentre il governo indiano non ha mai chiarito il ruolo avuto nella vicenda.

Il caso di Latifa non è l'unico in cui è coinvolto lo sceicco Mohammed al Maktoum: una delle sue consorti, Haya bint Hussein - sorella del re di Giordania – è riuscita a scappare con i suoi due figli e ha trovato rifugio in una residenza, lussuosa e blindata, a Londra.

Ha anche vinto di fronte alla giustizia britannica la causa di divorzio contro l'ex marito: anche questa vicenda ha causato non poco imbarazzo, coinvolgendo due dei Paesi arabi e due delle famiglie reali considerati stretti alleati di Londra.