La 15enne picchiata in provincia di Pavia: cosa è successo, cosa hanno detto i genitori

Una storia di violenza in provincia, che è diventata molto grande grazie a una denuncia in questura. Una ragazza di 15 anni, marocchina di origine ma residente da tempo in un piccolo comune dell’Oltrepo pavese, ha detto alle autorità di essere stata presa a cinghiate dal padre e dal fratello maggiore. Oltre a questo si sono aggiunti calci, pugni, schiaffi, frustate con il cavo di alimentazione del computer, percosse con il manico della scopa. A riprova delle ferite c’è un referto medico risalente a febbraio: era arrivata al pronto soccorso dell’Ospedale San Matteo di Pavia con lividi e escoriazioni.

L’ingresso del Tribunale dei minori di Milano

Perché queste violenze fisiche? Secondo la versione della ragazza, per via del suo comportamento “troppo libero” che a detta dei genitori (compresa la madre) mal si ponevano riguardo alle cultura tradizionale marocchina. La ragazza frequentava abitualmente, com’è normale che sia studiando nel nostro Paese, le coetanee italiane: ciò però non era visto di buon occhio. Ha riferito di aver sentito pronunciare ai genitori frasi come “Non sei come noi, se muori è meglio. Solo le poco di buono si vestono come te. Sei una puttana come le tue amiche italiane”. Il tribunale dei minori di Milano ha firmato un provvedimento che la allontana dai genitori; la ragazza è per ora stata assegnata a una comunità in attesa di accertare i fatti.

I genitori, tramite l’avvocato di famiglia, sostengono che “non ci sono stati maltrattamenti; solo castighi per spronarla ad andare a scuola visto che non voleva più andarci” e che non c’è alcuna “motivazione religiosa né rimostranze sullo stile di vita occidentale”. C’è già stata un’udienza al tribunale dei minori: il padre ha ammesso di aver tirato qualche schiaffo, il fratello 35enne ha detto di non sapere nulla, mentre la madre ha un precedente alle spalle (una denuncia per maltrattamenti ai danni della sorella maggiore della vittima, che ora ha 28 anni). Il legale ha ricordato che la minorenne è stata bocciata una volta e che è scappata per due volte da una comunità per minori alla quale era già stata assegnata in precedenza.

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La ragazza ha raccontato che ultimamente i rapporti familiari si sono fatti più conflittuali, ma che le percosse erano sempre state presenti ben prima dell’adolescenza. Secondo il legale dei genitori, sentito da Askanews, il problema sta “nell’atteggiamento ribelle della ragazza che non vuole sottostare al sistema educativo familiare che è culturalmente diffuso, e simile a quello seguito dalle generazioni italiane nell’immediato dopoguerra”.

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