Storica sentenza UE su Facebook e i siti web

[Getty]

Se integri il pulsante "Mi piace" di Facebook nel tuo sito, sei responsabile con l’azienda di Mark Zuckerberg della raccolta e della trasmissione dei dati personali di tutti coloro che con quel pulsante interagiscono. A stabilirlo è stata una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, decidendo una causa promossa da un’associazione tedesca per la tutela dei consumatori contro l'azienda Fashion ID. L’accusa: aver trasmesso a Facebook Ireland i dati personali dei visitatori del suo sito internet senza il consenso di quest'ultimi, violando le regole sull’obbligo di informazione previste dalle disposizioni sulla protezione dei dati personali.

L’associazione ha adito il Tribunale superiore del Land di Düsseldorf, il quale ha sua volta ha interpellato i giudici comunitari per ottenere un’interpretazione delle disposizioni europee sulla tutela dei dati personali. Questi ultimi hanno quindi stabilito che Fashion ID può essere considerata corresponsabile con il social network delle operazioni di raccolta e trattamento dei dati personali.

Facebook ha accolto con serenità la decisione. "I plugin di un sito sono strumenti comuni e molto importanti nel panorama odierno di Internet. Accogliamo con favore il chiarimento che deriva dalla decisione di oggi per siti web e fornitori di plugin e strumenti simili”, ha dichiarato un portavoce della società, che ha poi aggiunto: "Stiamo esaminando attentamente la decisione della Corte di Giustizia Europea e lavoreremo a stretto contatto con i nostri partner per garantire che possano continuare a beneficiare dei nostri plugin social e di altri strumenti aziendali, nel pieno rispetto della legge".

Il portavoce di Facebook ha inoltre anticipato che potrebbero esserci modifiche al pulsante "Mi piace" per far sì che tutti i siti web che utilizzano il plugin siano in grado di conformarsi al GDPR, la più recente normativa europea sulla protezione dei dati personali.

Naturalmente dei cambiamenti non sono ancora chiari i contorni, e nemmeno si sa se potrà essere modificato il codice dei plugin per garantire che nessun dato venga trasferito nel momento in cui si visita una pagina. Tuttavia, è plausibile pensare che questa sentenza andrà a investire anche le pratiche di altri social network - per esempio Twitter e LinkedIn - che da tempo implementano plugin simili a quelli sviluppati da Facebook.