Strage Bologna, il giurista russo Kuznetsov: "Al lavoro per Tribunale civile internazionale"

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Sarà il giurista russo Mikhail Kuznetsov a coordinare la 'controffensiva giuridica' sulla strage di Bologna: l'obiettivo è istituire un Tribunale Civile Internazionale per spostare dall'Italia il giudizio "per evidenti motivi di legittima suspicione" e fare "un processo al processo" sull'eccidio del 2 agosto 1980.  

Kutznetsov ha ribadito la disponibilità sua e di altri colleghi nel corso del convegno organizzato ieri a Roma dal Centro Studi Polaris. 'Orchestra rossa' il titolo dell'iniziativa, cui hanno partecipato tra gli altri l'avvocato Valerio Cutonilli, autore con il giudice Rosario Priore de 'I segreti di Bologna', il saggio che per primo ha ipotizzato il giallo di un'86esima vittima, la deputata di Fdi Paola Frassinetti, il senatore leghista William De Vecchis e i due ex leader di Terza Posizione Gabriele Adinolfi e Roberto Fiore, entrambi oggetto di false incriminazioni documentate da parte dei servizi segreti, oltre ai giornalisti Gabriele Marconi e Massimiliano Mazzanti.  

Proponendosi di svolgere "un'opera di controinformazione capillare" a sostegno dell'annunciato "processo al processo", i relatori, sia pure nella diversità delle posizioni, hanno convenuto sul fatto che le ultime rivelazioni e le nuove perizie "hanno sconvolto il teorema della strage fascista" e hanno puntato l'attenzione sul coinvolgimento "di formazioni di estrema sinistra". In particolare, Kuznetsov ha messo l'accento sulla relazione tra Ustica e Bologna, sottolineando il ruolo nel terrorismo della Ddr, soprattutto "ad opera delle sue dirigenze trozkiste che avevano una sorprendente disinvoltura nei rapporti internazionali".  

Cutonilli ha tra l'altro sottolineato l'incongruenza del fatto che "si persista a distinguere tra verità storica e verità giudiziaria come se questa non dovesse tener conto di quella". Frassinetti ha denunciato l'atteggiamento di chiusura ideologica dei "colleghi della sinistra che preferiscono boicottare invece di approfondire", mentre De Vecchis ha parlato di una "situazione di depistaggio continuo" che viviamo perfino sul piano "culturale, legale, sociale, etnico e morale", ribadendo il suo impegno per una controffensiva istituzionale. 

Fiore ha ripercorso quelli che a suo avviso sono "i depistaggi ad opera degli apparati e dell'intero deep state, ancor oggi attivo e prepotente, che tiene in ostaggio la giustizia e la politica italiana", accusando "gli apparati italiani del 1980 di essere stati collusi con gli stragisti da almeno un mese prima dell'attentato alla stazione di Bologna". 

Adinolfi, infine, ha riepilogato indizi e prove dell'intera stagione dello stragismo a carico "dell'Orchestra Rossa, costituita sulla dorsale appenninica fin dal tempo della guerra", tracciando "la mappatura delle complicità che, a suo avviso, nascono da esperienze antiche (Guerra di Spagna, Reti partigiane)".