Strage Bologna, il vescovo: chi sa qualcosa trovi i modi per dirlo

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Roma, 2 ago. (askanews) - "Con cuore ferito che chi sa qualcosa trovi i modi per dirlo, per liberarsi la coscienza e per aiutare a trovare pace a chi l'ha perduta quel giorno": lo ha detto l'arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, nella messa di suffragio che ha celebrato nella parrocchia di San Benedetto in occasione del 39esimo anniversario della strage alla Stazione di Bologna.

"Prendiamo esempio dalla vedova, insistente del Vangelo. Il suo atteggiamento appare inutile. Qualche immancabile sapiente, di quelli che danno sempre lezioni agli altri ma aiutano poco, avrà giudicato con commiserazione, pensando che ormai non valeva la pena. Non va di moda la fedeltà e l'insistenza in una generazione che si crede rapida, all'impronta, ancora di più dopo così tanti anni. Dobbiamo farlo perché non avremo pace finché non ci sarà giustizia! Ce lo ricordano le ferite dei sopravvissuti, visibili e nascoste, dolorose nella carne e ancora di più nello spirito", ha detto mons. Zuppi. "Vorrei che l'amore di Dio consolasse e aiutasse ciascuno di loro, li liberasse dalla vendetta ma anche dalla rassegnazione, li rendesse fedeli nel chiedere la verità, senza la quale non potremo essere in pace. Continuare a farlo significa che continuiamo a credere nella giustizia ed a volerla. Anche per questo chiediamo con cuore ferito che chi sa qualcosa trovi i modi per dirlo, per liberarsi la coscienza e per aiutare a trovare pace a chi l'ha perduta quel giorno".

"Onoriamo la memoria di coloro ai quali è stata tolta la vita scegliendo sempre la vita della solidarietà e dell'attenzione a chi soffre", ha detto l'arcivescovo di Bologna. "La Chiesa, fedele al comandamento del suo Signore, ha sempre e solo una parte: quella di Gesù, vittima, che difende la vita dal suo inizio fino al suo compimento ed insegna agli uomini a sentirla amata, ad amarla e ad amarsi l'un l'altro. Non mettiamo mai in discussione l'umanità, non induriamoci come se questa fosse debolezza o una complicazione che impedisce illusorie soluzioni forti o definitive. Senza l'umanesimo, frutto del Vangelo, tutto è in realtà più insicuro e pericoloso per tutti. La memoria del dolore ci aiuta a vivere bene oggi, ci apre gli occhi sul presente, ci fa capire di non perdere occasioni per migliorare il mondo perché non accada più, rende più sensibili alle vittime della violenza di oggi. La preghiera è il primo modo per dire che non accettiamo mai come normale la violenza, che le lacrime delle vittime sono le nostre e facciamo nostra la loro invocazione".

"Ricordati Signore delle vittime", è stata l'invocazione conclusiva di mons. Zuppi. "Insegnaci a ricordarci di tutti coloro che sono colpiti dalla violenza del terrorismo e della guerra. Insegnaci a consolare le ferite dei sopravvissuti con la misericordia e la speranza. Aiutaci a essere solidali, a credere sempre che valga la pena aiutare e a non giustificare mai la perdita di umanità. Rendici operatori di pace per disarmare le mani e le menti violente e per guarire l'inquinamento di odio, pericoloso e fertile di morte. Grazie, perché tu sei giusto - ha concluso l'arcivescovo di Bologna - e vuoi oggi per noi quella giustizia che sarà piena in cielo, quanto 'tutto sarà più chiaro di qui'".