Strage Bologna, legale Licio Gelli: "Procura tratta in inganno"

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"Secondo me la Procura generale di Bologna è stata tratta in inganno da un inquinamento che mi pare evidente: questa è una mia supposizione". Così l'avvocato Raffaello Giorgetti, storico legale di Licio Gelli, scomparso il 15 dicembre 2015 all'età di 94 anni, commenta la chiusura da parte della Procura generale di Bologna delle nuove indagini sulla strage alla stazione del capoluogo emiliano del 2 agosto 1980, costata la vita a 85 persone e il ferimento di oltre 200, che indicano nel Maestro Venerabile della Loggia P2 uno dei mandanti.  

"Premesso che non conosco gli atti - ha precisato l'avvocato aretino Raffaello Giorgetti parlando con l'AdnKronos - ritengo che questa nuova ricostruzione sia frutto di grossi equivoci. Secondo me è impossibile arrivare a delle conclusioni e a una verità giudiziale dopo 40 anni. Ho molti dubbi".  

"Per come ho conosciuto io il Gelli, per come lui mi ha sempre parlato di questa strage anche molto prima che il suo nome saltasse fuori - ha spiegato Raffaello Giorgetti - a mio giudizio Gelli era coinvolto in questa tristissima, drammatica vicenda quanto lo potrei essere stato io. E la sua estraneità, il Gelli me l'ha sempre manifestata, anche in epoca non sospetta".  

Racconta l'avvocato Giorgetti: "Una volta testualmente il Gelli mi disse prima che fosse coinvolto in questo processo: 'E' impossibile che sia una strage commessa da un italiano ma può essere stata commessa solo da terroristi stranieri'. E anche la sua condanna per calunnia la ritengo frutto di un grave errore giudiziario".