Strage Bologna, Milani: "Verità giudiziaria c'è, chiarezza su pista palestinese"

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“Innanzitutto lasciatemi esprimere la mia solidarietà per le vittime della strage del 2 agosto. Per questa strage c’è più di una sentenza giudiziaria definitiva e va riconosciuto, grazie al lavoro di molti magistrati, che delle responsabilità sono state accertate nei confronti di specifici autori unitamente alle responsabilità di Licio Gelli e Francesco Pazienza, P2, e di uomini legati agli apparati dello Stato, come i Generali Giuseppe Belmonte e Pietro Musumeci. Si tratta del “modello” che ha riguardato anche le stragi dal 1969 al 1974, compresa l’ultima sentenza del 2017 sulla strage di Piazza della Loggia dove, di fatto, si è definito lo stesso quadro di responsabilità: uomini legati alla destra che hanno agito in parte come mandanti, in parte come esecutori, in parte come organizzatori, unitamente a uomini legati ai servizi segreti”. Lo afferma all’AdnKronos Manlio Milani, Presidente dell’Associazione familiari della strage di Piazza della Loggia.

“Per Bologna – aggiunge – siamo di fronte a persone che, pur riconoscendo le loro responsabilità per altri numerosi atti terroristici, si dichiarano innocenti per questa strage, asserendo di essere state “intrappolate”. Da chi, non si sa bene. È giusto prenderne atto, così com’è giusto prendere atto che la magistratura ha definito precise responsabilità”.

Quanto ai dubbi che ancora persistono intorno alle sentenze, Milani sottolinea: “Il problema forse ha a che fare con il modo in cui è stata costruita la memoria in questo Paese. Non dimentichiamo, per esempio, che la Commissione Stragi, in 15 anni, agendo dentro a una logica di contrapposizione, non è stata in grado di consegnare alcuna relazione al Parlamento, sufficiente a svelare e mettere in chiaro, con un ripensamento critico, il perché di quelle stragi e le ragioni della loro, in molti casi persistente, impunità. Perché, dunque, i dubbi si ripropongono? Perché la storia viene usata anche come elemento di scontro politico, il che finisce per generare sospetti di una parte verso l’altra”.

Milani si sofferma, però, anche sui dubbi nutriti da Furio Colombo, da sempre scettico sulle responsabilità di Mambro e Fioravanti. “All’interno dello Stato hanno agito uomini e apparati di grande levatura e capaci, consapevolmente, di nascondere o travisare i fatti, e credo che Furio Colombo, persona molto seria, con la sua denuncia tenga alta l’attenzione sulla necessità di saper guardare molto più in profondità all’interno dei comportamenti degli uomini di questi apparati dello Stato e delle conseguenze che si sono riprodotte sulla trasparenza del nostro sistema democratico. Non dimentichiamo che anche i Presidenti della Repubblica Napolitano e Mattarella hanno ribadito con forza che le stragi sono sì ascrivibili a uomini della destra, ma che hanno avuto supporto da parte di uomini degli apparati dello Stato. Che poi, come molti sostengono, si tratti di apparati “deviati”, ecco, su questo ho molte perplessità: quegli uomini agivano in funzione di una politica”.

Quanto alla “pista palestinese” dietro la strage di Bologna, Milani sottolinea: “Nel libro “L’intrigo saudita” di Donato Petrone, viene riproposto il problema se collocare anche la strage di Bologna in un contesto molto più ampio, che rimanda all’area medio-orientale in tutte le sue espressioni politiche. Tema ripreso recentemente dallo storico Miguel Gotor in alcuni suoi interventi su L’Espresso. In merito viene spesso citato il cosiddetto “lodo Moro”. Io non so se esista davvero ed eventualmente quali siano i suoi effettivi contenuti. Credo però che si tratti, sul piano storico, di un nodo da sciogliere. È necessario fare chiarezza sui rapporti, tenuti in quegli anni, con Stati e movimenti di quell’area così travagliata e piena di contrasti, di ricatti. Il dramma di Ustica è lì ad evidenziarlo. Abbiamo bisogno, anche sul piano storico, di verità certe e da far emergere senza alcuna paura", conclude Milani.