Strage Bologna, Pacifici: "Pista palestinese rafforzata, ma non c'è prova sia quella giusta"

webinfo@adnkronos.com

"Siamo di fronte a un'ulteriore ipotesi, a un nuovo tassello che si aggiunge ad altri sommati nel corso di questi anni. L'ipotesi della pista palestinese potrebbe uscirne rafforzata, ma nulla prova al momento al cento per cento che quella sia la pista giusta e chi lo sostiene mentirebbe sapendo di mentire; ma al tempo stesso si può tranquillamente dire che sia molto plausibile, considerando il clima politico e diplomatico dell'epoca". E' quanto sottolinea all'Adnkronos Riccardo Pacifici, già presidente della comunità ebraica di Roma, precisando di esprimere un parere personale e non istituzionale e avvertendo: "Cercare la verità non deve tradursi nell'assolvere l'estremismo di destra e il terrorismo nero che ne ha fatte di cotte e di crude". 

Osserva al tempo stesso Pacifici: "I soggetti condannati hanno commesso atti per i quali non finiranno mai di pagare per intero, al di là delle vicende giudiziarie: non sono certo 'verginelli' sotto il profilo criminale o terroristico. Ma è singolare che abbiano riconosciuto diverse responsabilità ma abbiano sempre negato quelle relative alla stazione di Bologna, chiamandosene fuori... Ho seguito la vicenda molto da vicino, anche perché coincidenza volle che persi quel treno". 

Ricorda ancora Pacifici: "Il presidente Cossiga mi raccontò diversi 'aneddoti' relativi alla protezione che allora l'Italia garantiva agli esponenti palestinesi dell'Olp, a cominciare da Arafat nonostante il mandato di cattura internazionale che era stato spiccato nei suoi confronti. Spero che si aprano gli archivi per sciogliere tutti i nodi legati ai 'segreti di Stato' e al clima dell'epoca: non faremmo un lavoro utile agli storici se ci fermassimo al solo episodio della stazione di Bologna. Il puzzle va ricomposto in tutta la sua interezza".