Strage Bologna, Tassinari: "Perizia su Dna Fresu ci dice che la verità la raccontò Cossiga"

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La perizia sul Dna di Maria Fresu? "Se le indiscrezioni sono giuste, vorrà dire che tecniche moderne che hanno risolto tanti cold case ci danno motivi più che ragionevoli per ritenere che la verità su Bologna non è quella fino ad ora conosciuta ma, con ogni probabilità, quella che raccontò Cossiga , quando parlò di un'esplosione accidentale durante un trasporto di esplosivo da parte di terroristi filo-palestinesi ". A parlare all'Adnkronos degli ultimi sviluppi sulla strage di Bologna è Ugo Tassinari, ricercatore storico, giornalista e scrittore con un passato nella sinistra extraparlamentare, massimo esperto di 'fascisteria', terrorismo e anni di piombo. 

Tassinari innanzitutto tiene a esprimere "massima solidarietà e affetto ai familiari di Maria Fresu, che scoprono solo ora di non avere un corpo su cui piangere" e sottolinea come, dopo questa ultima svolta, appaia "più che ragionevole quello che ipotizza l'avvocato Valerio Cutonilli", autore, con il giudice Rosario Priore, del libro 'I segreti di Bologna' (Chiarelettere, 2016): se quei resti non appartengono alla Fresu e nessuno dei cadaveri delle donne sfigurate aveva un gruppo sanguigno compatibile - si chiedevano Cutonilli e Priore- potrebbero quei resti appartenere a una ottantaseiesima vittima mai identificata? "Una 86esima vittima - aggiunge l'autore di 'Fascisteria' e 'Guerrieri' - non identificata e sicuramente non più identificabile (se non in aspetti generali, di geolocalizzazione, diciamo), che potrebbe ragionevolmente essere la donna che portava la valigia esplosa accidentalmente, secondo la tesi di Cossiga". 

Insomma, secondo Tassinari, si tratta di una notizia che "cambia la storia" di Bologna, suffragando un'ipotesi "molto più forte di tutte le ricostruzioni fatte fino ad ora" e peraltro in linea con quanto raccontato "dall'unica testimone che abbiamo di quanto accadde alla Fresu, l'amica Silvana Ancillotti, che era a pochi passi da lei ma è sopravvissuta alla strage mentre la Fresu si sarebbe disintegrata". Soprattutto si tratta di una notizia che ci induce a pensare a quanto di "non detto ci possa essere sul più grave attentato della storia d'Italia". 

"Ora, la cosa da chiedere è che si faccia uno sforzo di verità", aggiunge lo scrittore, che mette anche in guardia rispetto "al tam tam di notizie, che, proprio alla vigilia della perizia sul dna, creano confusione e destabilizzano. Come questa vicenda fantomatica di via Gradoli", sottolinea Tassinari, facendo riferimento alla memoria del collegio di parte civile su due covi che i Nar avrebbero avuto nella strada già sede di un covo delle Br, in appartamenti riconducibili a società immobiliari legate a servizi segreti.  

"I Nar - spiega il ricercatore - arrivano lì nel 1981, tre anni e mezzo dopo le Br. Sono due storie diverse e due momenti diversi, eppure si continua a fare confusione, a inseguire fantasmi o anche a creare cortine fumogene per non fare emergere una verità drammatica, e cioè che per 39 anni abbiamo raccontato una storia sbagliata".