Strage di Bologna, Commissione d’inchiesta sulla pista palestinese

strage di bologna

Forse tra qualche mese si saprà di più sulla strage di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980, che provocò 85 morti ed oltre duecento feriti. Nell’ultimo periodo ci sono state infatti dichiarazioni di alcuni parlamentari che hanno rivelato di aver letto atti contenenti la verità sulla bomba esplosa in stazione ma di non poterli rivelare perché secretati.

Strage di Bologna e la pista palestinese

Da qui la proposta dei deputati di Fratelli d’Italia Federico Mollicone e Paola Frassinetti di aprire una Commissione bicamerale di inchiesta per far luce in particolare sulle operazioni di “depistaggio messe in atto in relazione alla strage di Bologna, alcune accertate dalla magistratura, altre archiviate in maniera sospetta”.

Alla Commissione d’inchiesta infatti non può essere opposto il segreto di Stato né il segreto d’ufficio. Inoltre, potrà ottenere anche copie di atti o documenti sul caso relativi a possibili procedimenti in corso presso l’autorità giudiziaria.

Nella proposta di legge, che ha già incassato l’adesione di parlamentari di Lega, Forza Italia ed M5S, si dovrà inoltre investigare sul lodo Moro, ovvero “l’accordo tra i servizi italiani e quelli palestinesi per uno scudo dagli attentati a tutela del nostro territorio” con particolare attenzione “nella sua applicazione e nelle conseguenze che determinò sul piano nazionale, relativamente a Bologna”. La Commissione d’inchiesta quindi sembra voler indagare in particolare sulla cosiddetta pista palestinese.

“Serve una verità storica”

Elementi, si sottolinea nella pdl, che non sarebbero stati “considerati dalla magistratura italiana, che si è, invece, trincerata dietro un processo il cui impianto fragile si basa su pentiti inattendibili e le cui sentenze non riescono ad individuare nemmeno gli esecutori materiali”.

“In questo scenario – viene precisato ancora nella proposta di legge – si è inserita la nuova perizia sull’esplosivo utilizzato a Bologna depositata nell’ambito del processo attualmente in corso a carico di Gilberto Cavallini per concorso nella strage, che sembra confermare l’ipotesi della pista internazionale e dell’alterazione della scena della strage subito dopo l’evento”.

“Sulla strage di Bologna – scrivono quindi i promotori della pdl – non dobbiamo accontentarci di una verità ma della verità storica, oggettiva, definitiva. Lo dobbiamo alle vittime e ai loro familiari, ma soprattutto a tutte le vittime del terrorismo italiano”.