Strage di Bologna: le vittime e la pista palestinese

la pista palestinese

Siamo nella stazione ferroviaria di Bologna Centrale, il 2 agosto 1980, intorno alle ore 10 del mattino. Il più importante attentato terroristico in Italia dal dopoguerra, la strage di Bologna. Sullo sfondo abbiamo i cosiddetti anni di Piombo italiani. Quel periodo storico tra fine anni Sessanta e inizio Ottanta, caratterizzato da una estremizzazione politica, che sfociò in grandi violenze in piazza e atti di terrorismo. Emblematico il caso di Bologna appunto.

La strage di Bologna: le vittime

Nell’attentato del 2 agosto 1980 rimasero uccise 85 persone e più di 300 ferite. La bomba, composta di 23 chili di esplosivo che fece scaturire la tremenda esplosione, venne nascosta all’interno di una valigia e abbandonata in una sala d’aspetto della stazione di Bologna Centrale. Come facile da immaginare, in piena mattinata affollata da turisti e viaggiatori. L’esplosione fu così forte che l’onda d’urto e i detriti raggiunsero persino un treno fermo al primo binario della stazione ferroviaria.

La magistratura individuò come esecutori materiali della strage, alcuni militanti dell’estrema destra. L’organizzazione terroristica di stampo neofascista, Nuclei Armati Rivoluzionari, conosciuta anche come NAR. La sentenza finale avvenne solo nel 1995, e furono condannati i membri dei NAR, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Ma per quale motivo passarono tanti anni dall’attentato alla sentenza finale? Il protrarsi negli anni delle vicende giudiziarie fu a causa dei numerosi depistaggi per coprire gli esecutori e mandanti neofascisti. Ma non solo. Nel corso degli anni di indagini, furono avvalorate e seguite numerose ipotesi alternative, parallele a quella definitiva che condannò i membri dei NAR.

La strage di Bologna: la pista palestinese

Questa sconcertante ipotesi di colpevolezza della strage di Bologna è tornata prepotentemente alla cronaca negli ultimi periodi. Sono molti infatti le autorevoli penne che scrivono di come i NAR fossero in realtà innocenti e la pista palestinese sia la chiave per determinare i reali colpevoli. Proviamo a fare un po’ di chiarezza a riguardo.

Il noto saggista e scrittore Furio Colombo, prendiamo lui come esponente ma sono molti altri a fare da eco alle sue parole, in diverse interviste sostenne come la pista palestinese per la strage di Bologna è assolutamente percorribile e plausibile. Propose infatti in più occasioni una attenta revisione del processo. Colombo si schierò contro la spiegazione ufficiale, cioè la colpevolezza dei NAR, nelle persone di Fioravanti e Mambro. In effetti la pista tanto sostenuta da Colombo e tanto chiacchierata negli anni successivi alla strage non venne mai seriamente percorsa dalla Procura e dallo Stato Italiano.

In sostanza, la bomba fu piazzata non dai neofascisti, bensì dal Fronte di Liberazione della Palestina intenta a vendicare quel famoso “Lodo Moro” non mantenuto dall’Italia. Venne infatti arrestato e condannato un palestinese terrorista sul suolo italiano. Azione nettamente in contrasto con il Lodo Moro, che consisteva in un accordo segreto tra Fedayn e l’Italia. Con tale accordo, solo verbale, l’Italia avrebbe garantito ai palestinesi, con l’aiuto di gruppi eversivi italiani, la completa libertà di passaggio di armi ed esplosivi sul proprio territorio nazionale, in cambio essi garantivano di non commettere attentati in suolo italiano. Questo accordo viene tuttora considerato uno dei segreti della storia della Repubblica italiana.