Strage di Dacca, 7 condanne a morte: nell’attacco morirono 9 italiani

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A tre anni dalla strage di Dacca, in cui persero la vita 22 persone – di cui nove italiani – il tribunale della capitale del Bangladesh ha condannato a morte sette estremisti islamici. La Corte ha sentenziato che l’obiettivo dei terroristi era destabilizzare la popolazione e per questo sono stati destinati alla pena capitale. Uno degli imputati è stato invece assolto, ha precisato il procuratore capo Abdullah Abu.

Strage di Dacca, condanne a morte

Era il 2016 quando un gruppo di estremisti islamici organizzò un attacco al caffè Holey Artisan, in un quartiere periferico di Dacca, provocando una strage. Gli attentatori, tutti di ispirazione jihadista, entrarono nel locale armati di machete e fucili d’assalto. L’attacco iniziò nel tardo pomeriggio e proseguì per tutta la notte, per un totale di 12 ore, fino al blitz delle forze speciali. Le vittime furono 22, di cui 19 stranieri. Tra queste, nove italiani, sette giapponesi, un indiano e uno statunitense. I terroristi obbligarono i presenti a recitare passi del Corano. Chi non conosceva il testo sacro dell’Islam venne ucciso.

Per la strage furono accusate formalmente solo otto persone, mentre le restanti 13 coinvolte nell’attacco persero la vita per mano delle forze speciali.

Strage in Bangladesh: le vittime italiane

Gli italiani che persero la vita nell’attentato sono: Cristian Rossi, 47 anni; Nadia Benedetti, 52 anni; Marco Tondat, 39 anni; Simona Monti, 33 anni; Adele Puglisi, 54 anni; Claudia Maria D’Antona, 56 anni; Maria Riboli, 34 anni; Claudio Cappelli, 45 anni; Vinzenzo D’Allestro, 46 anni. L’autopsia svelò, sui loro corpi, segni di tortura.