Strage di Erba, a processo 13 hater dei fratelli Castagna

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La strage di Erba resta un caso centrale e dibattuto nella cronaca nera nostrana: questa volta a finire a processo sono 13 hater dei fratelli Castagna, chiamati davanti al giudice del Tribunale di Como per gli insulti scritti sui social e indirizzati a Pietro e Giuseppe, familiari di tre delle vittime dell’omicidio avvenuto nella città comasca l’11 dicembre del 2006.

Strage di Erba, a processo 13 hater dei fratelli Castagna

Al dolore incolmabile per la morte atroce e violenta, meschina ed efferata, di tre persone care si aggiunge la cattiveria più perfida e disinvolta, che come spesso accade dilaga sul web, dove proliferano i “leoni da tastiera”.

Così 13 persone sono finite a processo per aver promosso online tesi innocentiste a favore di Olindo e Rosa e insultato i fratelli Pietro e Giuseppe Castagna, che nella strage hanno perso sorella, madre e nipotino.

Strage di Erba, a processo 13 hater dei fratelli Castagna: l’udienza

L’udienza che ha coinvolto i 13 hater si è tenuta lunedì 20 dicembre 2021. Ci sono stati i primi otto patteggiamenti. In un solo caso la pena prevedrebbe 5 mesi di carcere, mentre le altre sette persone dovranno pagare una multa di 1.400 euro.

Resta al momento da definire la posizione degli altri 5 odiatori da tastiera coinvolti nel processo. Per loro l’udienza è rimandata a marzo. Su di loro grava l’accusa di diffamazione, che coinvolge anche l’amministratrice della pagina Facebook “Olindo Romano e Rosa Bazzi innocenti”, dove sono stati pubblicati insulti poi raccolti nel fascicolo della procura di Como.

Strage di Erba, a processo 13 hater dei fratelli Castagna: le parole del legale

Massimo Campa, avvocato dei fratelli Castagna, ha commentato quanto accaduto in Tribunale.

“I fratelli Castagna hanno voluto lanciare un segnale. Hanno ottenuto che fosse perseguita la violenza verbale gratuita e ingiustificata su una vicenda dolorosa che li ha colpiti profondamente. Facebook è una piazza pubblica, non un luogo privata. Questo procedimento dimostra che chi usa i social per diffamare deve rispondere delle sue azioni”, ha tenuto a sottolineare.

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