Strage mormoni in Messico, arrestato un sospetto

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Un sospetto è stato arrestato nel quadro delle indagini sul massacro di mormoni in Messico. Ad annunciarlo sono state le autorità messicane, riferisce la Cnn. Nella serata di ieri era stato dato l'annuncio dell'arresto di tre persone per il massacro. A dirlo ai media messicani era stato un esponente della famiglia, Julian LeBaron, spiegando che ad informarlo degli arresti era stato il ministro messicano della Sicurezza Alfonso Durazo. L'uomo fermato, secondo quanto riportato dall'Agenzia ministeriale per le inchieste criminali aveva con sé due ostaggi, legati ed imbavagliati. L'uomo è stato catturato nelle colline di Agua Priests nello stato di Sonora. Era in possesso di diversi fucili, varie armi di grosso calibro, e grossi quantitativi di munizioni. 

COSA E' SUCCESSO - Potrebbero essersi sbagliati, ma potrebbero anche aver voluto mandare un messaggio chiaro. Era circa mezzogiorno quando, su una strada fra gli stati di Sonora e Chihuahua, vicino al confine con gli Usa, un gruppo armato ha attaccato un convoglio di auto su cui viaggiavano tre donne e 14 bambini. Appartenevano tutti alla famiglia di mormoni LeBaron e da Galeana (Chihuahua) stavano andando a Bavispe (Sonora). Una delle auto è stata data alle fiamme. Secondo il ministro messicano della Sicurezza, Alfonso Durazo, il convoglio potrebbe essere stato scambiato per errore con veicoli appartenenti a gruppi criminali in lotta per il controllo della regione. Nella zona, ricordano i media, agiscono due gang rivali di narcotrafficanti: La Linea, legato al cartello di Juarez, e Los Chapos, che fa parte del cartello di Sinaloa. 

Ma la Bbc ricorda che in passato i cartelli della droga presero di mira la comunità: nel 2009 Erick LeBaron fu rapito, ma i suoi familiari rifiutarono di pagare il riscatto per non alimentare la criminalità. Erick fu poi rilasciato senza pagare nulla, ma un mese dopo suo fratello Benjamin fu picchiato a morte e il cognato di quest'ultimo ucciso. Nel 2010, Julian Le Baron pubblicò un articolo sul quotidiano Dallas Morning news esortando i messicani a opporsi al crimine organizzato.  

Sono nove le persone uccise nel massacro in Messico, tre donne e sei bambini (due gemelli di meno di un anno e altri minori di 11, 9, 6 e 4 anni). Altri sei bambini sono rimasti feriti: di questi una è grave a causa di una pallottola che l'ha colpita alla spalla. Ma c'è il trauma di quanto è accaduto, perché hanno visto l'uccisione delle loro madri. "I bambini sono fortemente traumatizzati. Li abbiamo trovati 12 ore dopo nella sierra, accanto ai corpi delle madri uccise", ha raccontato Lo ha detto uno dei loro famigliari, Alex LeBaron, citato dal sito El siglo. Uno dei piccoli ha riferito che una delle donne aveva implorato agli aggressori di non sparare, ma è stata crivellata di pallottole. 

FAMIGLIA LEBARON- I LeBaron, che hanno nazionalità americana e messicana, vivono in una comunità chiamata Colonia Le Baron. La presenza dei mormoni in Messico risale alle fine del XIX secolo, quando alcuni seguaci della Chiesa di Gesù cristo dei santi degli ultimi anni si trasferirono nel Paese centroamericano per sfuggire alle persecuzioni delle autorità federali, che avevano dichiarato fuorilegge la poligamia, una delle pratiche che fino ad allora avevano caratterizzato quella religione. Le colonie di mormoni in Messico vennero stabilite in particolare negli stati di Chihuahua e Sonora, a circa 300 chilometri dal confine con gli Stati Uniti. Ma qui la pratica della poligamia continuò con la nascita di una nuova Chiesa, quella del Primogenito della pienezza dei tempi, che nella seconda metà del '900 venne guidata da Joel LeBaron, un leader fondamentalista mormone, la cui famiglia venne scomunicata dalla Chiesa ufficiale, perché insegnava e praticava la poligamia. Quest'ultimo venne ucciso nel 1972 da un membro di un'altra chiesa costituita dal fratello Ervil, la Chiesa dell'Agnello di Dio, che contestava la sua leadership e sosteneva che Joel dovesse essere punito per i suoi peccati. 

USA - Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare il Messico nella guerra contro "i mostri" dei cartelli della droga. Lo assicura in un tweet il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, parlando della "meravigliosa famiglia e dei loro amici dello Utah che sono finiti in mezzo ad uno scontro tra due malvagi cartelli della droga, che hanno aperto il fuoco l'uno contro l'altro, con il risultato che molti grandi americani sono rimasti uccisi, tra cui bambini, e alcuni sono dispersi". "Se il Messico - ha continuato Trump - ha bisogno o ci chiede aiuto per liberarsi di questi mostri, gli Stati Uniti sono pronti e in grado di essere coinvolti e di fare il lavoro in modo rapido ed efficace. Il nuovo grande presidente del Messico ne ha fatto una questione prioritaria, ma i cartelli sono diventati così grandi e potenti che qualche volta c'è bisogno di un esercito per sconfiggere un esercito!". 

"Questo è il momento - ha concluso il presidente - che il Messico, con l'aiuto degli Stati Uniti, faccia guerra ai cartelli della droga e li spazzi via dalla faccia della terra. Aspettiamo solo una telefonata dal grande nuovo presidente" Andreas Manuel Lopez Obrador. "Stiamo seguendo da vicino la situazione - ha scritto su Twitter l'ambasciatore americano in Messico, Christopher Landau - La sicurezza dei nostri connazionali è la nostra principale priorità".