Strage di Quargnento, la sentenza d'appello mette la parola fine alla vicenda

(Adnkronos) - E’ da poco passata la mezzanotte a Quargnento, piccolo comune all’alessandrino, quando nella notte tra il 4 e 5 novembre 2019, all’interno di una cascina disabitata, si verifica un’esplosione. I vicini chiamano i vigili del fuoco che poco dopo arrivano sul posto con i carabinieri. Il peggio però si verifica un’ora e mezza più tardi, all’1.32 : una deflagrazione più devastante fa crollare gran parte della struttura. Sotto le macerie perdono la vita tre vigili del fuoco, Antonino Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo. Il caposquadra dei pompieri, Giuliano Dodero e un altro vigile restano feriti insieme a un carabiniere.

Immediate scattano le indagini sulla tragedia, gli investigatori sentono decine di testimoni tra cui il proprietario della cascina, Giovanni Vincenti, che prima indirizza i sospetti su un vicino di casa, poi, il giorno dei funerali di Stato delle vittime, incastrato dal ritrovamento, nella sua camera da letto, del libretto di istruzioni dei due timer usati per innescare l’esplosione, ammette le sue responsabilità raccontando di averlo fatto per riscuotere i soldi dell’assicurazione.

Qualche mese dopo, a febbraio 2020, la procura chiede l’arresto anche per la moglie del Vincenti, Antonella Patrucco, misura che arriva il 24 giugno 2020 dopo che la Cassazione respinge l’impugnazione dei legali della donna. Un mese dopo la coppia viene condannata in abbreviato a quattro anni per truffa all’assicurazione, crollo e lesioni, sentenza che arriva dopo che il processo a carico dei due era stato diviso in due tronconi, quello per reati minori e quello per la morte dei tre vigili del fuoco per la quale Vincenti e Patrucco rispondono di omicidio volontario.

L’11 settembre dello stesso anno in Corte d'assise ad Alessandria comincia il processo per l’accusa più grave che, saltando tutta la parte dibattimentale, si conclude l’8 febbraio 2021 con la condanna dei coniugi Vincenti, lui detenuto in carcere ad Ivrea, lei a Vercelli, a trent’anni di reclusione. Il mese successivo, la Corte d’appello di Torino conferma per i due la condanna a quattro anni per i reati minori. A Vincenti viene riconosciuto anche la calunnia nei confronti del vicino di casa che gli costa sei mesi di reclusione in più.

Oggi con la sentenza della Corte d’assise d’appello di Torino si è messa la parola fine: i giudici, accettando la richiesta di concordato presentata dai legali dei due imputati hanno riformulato la sentenza di primo grado condannando Vincenti a 27 anni e Patrucco a 26 anni e 11 mesi. Nel verdetto sono riuniti anche i reati minori. I due imputati inoltre hanno rinunciato al ricorso in Cassazione.

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