Strage Erba, spuntano 5 plichi scomparsi

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''Adesso so chi ha ucciso mia moglie e mio figlio. E' una persona che conosco, Rosa e Olindo non c'entrano". Così Azouz Marzouk, l'uomo che ha perso la moglie Raffaella Castagna e il figlio Youssef nella cosidetta strage di Erba spiega il motivo che lo ha portato a firmare il sollecito per la richiesta di revisione del processo sulla strage di Erba che ha portato alla condanna dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi.  ''Sono convinto - ha detto in un'intervista a Telelombardia - che esiste un'altra storia. E anche le carte dicono chi è stato. Se leggete le carte si capisce chi è stato. La pista della 'ndrangheta non c'entra niente, quella è una teoria che loro hanno voluto tirare fuori...". Secondo Marzouk i veri responsabili sono entrati a processo ''da testimoni. È una mia idea''.Questa cosa ''l'ho detta al mio avvocato. Parecchie cose non sono state fatte. Per esempio le indagini che dovevano essere fatte con tutti quanti... A tutti quanti. Le intercettazioni... Le telecamere che non ci sono, che non hanno preso, le telecamere che ci sono nelle vie... Dove c'è la banca di Roma e dove c'è l'altra via. Ci sono tutte telecamere lì vicino alla piazza. Non ne hanno neanche tirata fuori una. Tutti questi elementi non vi fanno pensare a nulla? A me confermano la mia tesi... La mia tesi è che so chi è andato... Chi è... So chi ha interesse ad ammazzare mio figlio e mia moglie''. Una persona che Marzouk dice di conoscere ''sicuramente''.

di Roberta Lanzara  

Spuntano 5 plichi scomparsi nel giallo di Erba. Uno di questi, sarebbe stato addirittura aperto senza redigere apposito verbale. Questo quanto si legge su una nota informativa del Tribunale di Como (QUI IL TESTO) , Ufficio Corpi di Reato, indirizzata ai difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati definitivamente in quanto ritenuti colpevoli del noto massacro consumatosi ad Erba (Co) la sera dell'11 dicembre 2006. E' quanto ha appreso l'Adnkronos da Fabio Schembri, il difensore di Olindo Romano e Antonino Monteleone, che ne parlerà stasera alla trasmissione Le Iene su Italia Uno dove si affronterà ancora la questione di un giallo che proprio le Iene hanno riaperto di recente con indagini approfondite. 

Ecco quanto scrivono testualmente i magistrati: "D'ordine del Presidente della Sezione Penale e della Corte d'Assise dott.ssa Valeria Costi, si comunica che, durante le attività di riordino degli archivi dei corpi di reato, è stato rinvenuto uno scatolone contenente cinque plichi di reperti relativi al procedimento in oggetto, quattro aventi numero C.R. 5012/07, contenenti una tanica, otto coltelli, un affilacoltelli, un mazzo di chiavi ed un abbonamento, ed uno avente numero C.R. 4928/07, contenente un cellulare". Di questi cinque plichi, uno in particolare risultava essere aperto "senza che vi fosse allegato verbale di apertura. Si è quindi proceduto, ai sensi dell'art. 82 c. 2 disp. att. c.p.p., a redigere il relativo verbale di verificazione". 

L'avvocato Sghembri spiega all'Adnkronos: "Dunque sono stati ritrovati dei plichi, alcuni sono stati manomessi. E questo senza dimenticare che "a Brescia l'incidente probatorio dapprima era stato ammesso, poi revocato. Noi abbiamo fatto ricorso in Cassazione - ricorda il legale - e abbiamo appreso che i reperti erano stati bruciati. Il tribunale di Como invece adesso ci informa di uno scatolone contenente cinque reperti, uno dei quali aperto ma senza verbale di apertura. Il fatto che non ci sia il verbale è sospetto tanto che lo stesso Tribunale ha proceduto con una procedura di verificazione. Ne prendiamo atto ed attendiamo che il Tribunale in modo trasparente ci spieghi cosa è accaduto, in modo che si faccia chiarezza. Nel frattempo - conclude - procederemo all'esame dei plichi rimasti. Ma soprattutto vogliamo comprendere cosa sia accaduto: come mai i plichi bruciati, distrutti all'improvviso ricompaiono?".