Strage via D'Amelio, agente sopravvissuto: "Io vittima dimenticata"

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di Elvira Terranova "Quel pomeriggio mi ritrovai in pochi istanti all'inferno. Sono trascorsi 27 anni da quel maledetto giorno ma ancora il dolore e l'angoscia non passano. Sono lì, sempre presenti. E in questo periodo ancora di più. Ancora oggi quell'inferno lo porto sempre addosso". Antonino Vullo parla con la voce strozzata. L'unico agente di scorta di Paolo Borsellino sopravvissuto alla strage di Via D'Amelio non ama ricordare quei momenti. Fa fatica, deglutisce più volte. Poi, lo sguardo si allontana e va indietro nel tempo. "Non c'è giorno, non c'è notte in cui io non pensi a quel caldo pomeriggio, quando mi ritrovai all'inferno", racconta in una intervista concessa all'Adnkronos alla vigilia del 27esimo anniversario della strage.  Strage via D'Amelio, "18 anni in carcere da innocente"  Insieme con il giudice Paolo Borsellino morirono anche cinque agenti di scorta: Eddie Cosina, Walter Li Muli, Emanuela Loi, Agostino Catalano e Claudio Traina. Vullo, all’epoca, era in servizio come autista. Quel giorno si salvò solo per un caso fortuito. Nel momento in cui il giudice Borsellino e i cinque colleghi della scorta scendevano dall’auto per andare a citofonare alla madre del giudice in via D'Amelio, Vullo era tornato indietro a parcheggiare meglio la macchina.  "Mentre ero girato con il viso per fare retromarcia, ho sentito un’ondata di calore infernale e poi il boato. Sono sceso dall’auto che era già in fiamme. Intorno a me era tutto buio", racconta con un filo di voce. E rivela che mai, "nessuno di noi era stato prima in via d'Amelio". "Io conoscevo la zona e quel giorno aprii il corteo di auto blindate. Quando arrivammo vedemmo subito quelle macchine parcheggiate dove non potevano stare". "L'esplosione non avvenne subito, ma solo dopo che il giudice e gli agenti di scorta erano già all'interno del cortile".  Sono attimi. E Antonino Vullo si sente schiacciare "da una fortissima pressione dentro la macchina". Scende dall'auto, si mette le mani nei capelli, inizia a girovagare. Non sa quanto tempo passa. Ma all'improvviso si rende conto che cammina sui resti di un piede. Il piede mozzato di un collega morto nella strage. Poi il buio. E quel dolore sordo che non è mai passato.  Sono passati 27 anni e Vullo oggi si sente "dimenticato". "No, abbandonato no", sottolinea. "Ma io, come anche altre vittime sopravvissute, siamo stati dimenticati. Soprattutto dai nostri Ministeri di appartenenza. Sicuramente non ha fatto bene. Essere sopravvissuti è difficile. Ancora oggi non è facile riuscire ad accettare di essere un sopravvissuto". Antonino Vullo parteciperà alle manifestazioni per il 27esimo anniversario della strage di via D'Amelio. "Partecipo sempre - dice - andrò alla caserma Lungaro, in questura, in via D'Amelio".  E alla domanda se ritiene che quel giorno, a volte, si trasformi in una "passerella", come ha più volte denunciato Fiammetta Borsellino, allarga le braccia e dice: "Da diversi anni non ci sono passerelle in via D'Amelio. Nei primi anni si era aggregata molta gente che, in realtà stavano dalla parte opposta della storia. Non voglio fare i nomi, tanto si conoscono...".  Inevitabilmente il discorso cade sul processo sul depistaggio della strage di via D'Amelio, in corso a Caltanissetta che vede alla sbarra tre poliziotti, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. "Tutto questo aggrava il nostro stato d'animo", dice. "Vedere alla sbarra tre appartenenti alle forze dell'ordine non fa bene alla storia - dice - Aggrava ancora di più il nostro dolore".  Dell'ex pentito Vincenzo Scarantino, che accusa gli investigatori del gruppo 'Falcone e Borsellino' di averlo indotto a parlare della strage di Via D'Amelio, Vullo dice: "Lui ha certamente le sue colpe, ma sostiene di essere stato sottoposto a torture di vario genere e minacce. Ma la sua volontà, da quello che dice, è stata diversa. Certo, bisogna anche trovarsi in quella situazione. Purtroppo non siamo in grado di giudicare la persona...".  E sulla desecretazione degli atti sulle audizioni di Paolo Borsellino davanti alla Commissione antimafia, dice: "E' un ulteriore passo avanti ma bisogna vedere cosa ci sarà in questi atti". Si avvicina un altro 19 luglio. E Antonino Vullo si prepara alle commemorazioni. Ma il dolore, quello, che non passa mai.

di Elvira Terranova "Quel pomeriggio mi ritrovai in pochi istanti all'inferno. Sono trascorsi 27 anni da quel maledetto giorno ma ancora il dolore e l'angoscia non passano. Sono lì, sempre presenti. E in questo periodo ancora di più. Ancora oggi quell'inferno lo porto sempre addosso". Antonino Vullo parla con la voce strozzata. L'unico agente di scorta di Paolo Borsellino sopravvissuto alla strage di Via D'Amelio non ama ricordare quei momenti. Fa fatica, deglutisce più volte. Poi, lo sguardo si allontana e va indietro nel tempo. "Non c'è giorno, non c'è notte in cui io non pensi a quel caldo pomeriggio, quando mi ritrovai all'inferno", racconta in una intervista concessa all'Adnkronos alla vigilia del 27esimo anniversario della strage.  

Strage via D'Amelio, "18 anni in carcere da innocente"  

Insieme con il giudice Paolo Borsellino morirono anche cinque agenti di scorta: Eddie Cosina, Walter Li Muli, Emanuela Loi, Agostino Catalano e Claudio Traina. Vullo, all’epoca, era in servizio come autista. Quel giorno si salvò solo per un caso fortuito. Nel momento in cui il giudice Borsellino e i cinque colleghi della scorta scendevano dall’auto per andare a citofonare alla madre del giudice in via D'Amelio, Vullo era tornato indietro a parcheggiare meglio la macchina.  

"Mentre ero girato con il viso per fare retromarcia, ho sentito un’ondata di calore infernale e poi il boato. Sono sceso dall’auto che era già in fiamme. Intorno a me era tutto buio", racconta con un filo di voce. E rivela che mai, "nessuno di noi era stato prima in via d'Amelio". "Io conoscevo la zona e quel giorno aprii il corteo di auto blindate. Quando arrivammo vedemmo subito quelle macchine parcheggiate dove non potevano stare". "L'esplosione non avvenne subito, ma solo dopo che il giudice e gli agenti di scorta erano già all'interno del cortile".  

Sono attimi. E Antonino Vullo si sente schiacciare "da una fortissima pressione dentro la macchina". Scende dall'auto, si mette le mani nei capelli, inizia a girovagare. Non sa quanto tempo passa. Ma all'improvviso si rende conto che cammina sui resti di un piede. Il piede mozzato di un collega morto nella strage. Poi il buio. E quel dolore sordo che non è mai passato.  

Sono passati 27 anni e Vullo oggi si sente "dimenticato". "No, abbandonato no", sottolinea. "Ma io, come anche altre vittime sopravvissute, siamo stati dimenticati. Soprattutto dai nostri Ministeri di appartenenza. Sicuramente non ha fatto bene. Essere sopravvissuti è difficile. Ancora oggi non è facile riuscire ad accettare di essere un sopravvissuto". Antonino Vullo parteciperà alle manifestazioni per il 27esimo anniversario della strage di via D'Amelio. "Partecipo sempre - dice - andrò alla caserma Lungaro, in questura, in via D'Amelio".  

E alla domanda se ritiene che quel giorno, a volte, si trasformi in una "passerella", come ha più volte denunciato Fiammetta Borsellino, allarga le braccia e dice: "Da diversi anni non ci sono passerelle in via D'Amelio. Nei primi anni si era aggregata molta gente che, in realtà stavano dalla parte opposta della storia. Non voglio fare i nomi, tanto si conoscono...".  

Inevitabilmente il discorso cade sul processo sul depistaggio della strage di via D'Amelio, in corso a Caltanissetta che vede alla sbarra tre poliziotti, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. "Tutto questo aggrava il nostro stato d'animo", dice. "Vedere alla sbarra tre appartenenti alle forze dell'ordine non fa bene alla storia - dice - Aggrava ancora di più il nostro dolore".  

Dell'ex pentito Vincenzo Scarantino, che accusa gli investigatori del gruppo 'Falcone e Borsellino' di averlo indotto a parlare della strage di Via D'Amelio, Vullo dice: "Lui ha certamente le sue colpe, ma sostiene di essere stato sottoposto a torture di vario genere e minacce. Ma la sua volontà, da quello che dice, è stata diversa. Certo, bisogna anche trovarsi in quella situazione. Purtroppo non siamo in grado di giudicare la persona...".  

E sulla desecretazione degli atti sulle audizioni di Paolo Borsellino davanti alla Commissione antimafia, dice: "E' un ulteriore passo avanti ma bisogna vedere cosa ci sarà in questi atti". Si avvicina un altro 19 luglio. E Antonino Vullo si prepara alle commemorazioni. Ma il dolore, quello, che non passa mai.