Stragi Usa, Lansdale: il problema sono le armi non il suprematismo

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Roma, 5 ago. (askanews) - "Quel ragazzo veniva da Allen, cittadina finita di recente sui giornali per la grande retata di clandestini, trecento arresti. Ha guidato nove ore per arrivare al confine e sparare contro la gente di El Paso, città di cui si parla continuamente, al centro di quella che il presidente Trump definisce la "crisi dei migranti". Non c'è dubbio, era imbevuto di retorica e odio. Ma se pure non avesse avuto filosofie suprematiste a ispirarlo, temo avrebbe ucciso lo stesso". Questa la lettura che fa lo scrittore Joe Lansdale - autore texano di tanti libri sui peggiori incubi del sud americano - della strage di El Paso, ennesima carneficina per cui si punta il dito al contagio da ideologie suprematiste. Secondo Lansdale, invece, il vero problema sono le armi facili, perchè, sostiene in una intervista a La Repubblica, se uno vuole uccidere, una scusa la trova sempre.

"Se vogliamo dire basta, dobbiamo cambiare il nostro approccio alle armi", dichiara Lansdale. Il suo Texas ha le leggi più permissive d'America, la strage è avvenuta in un Walmart dove bastano 500 dollari per una pistola… «Anche io ho delle pistole. Tutti i miei amici le hanno. Non sono contro il possesso di armi. Purché si tengano al sicuro. Qui invece la gente va armata perfino in chiesa: e al supermercato. Metà delle persone che erano nel Walmart della strage avevano pistole in tasca. Ma non è servito a nulla perché il killer aveva un'arma da guerra. Questa non è cultura delle armi, è follia».(Segue)