Stretta cinese alla privacy. Tempi duri per i neo-capitalisti dell’e-commerce

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(Photo: Barcroft Media via Getty Images)
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Tempi duri per i neo-capitalisti dell’e-commerce, nella nuova Cina comunista voluta da Xi Jinping. Dopo aver drasticamente ridimensionato le ambizioni e il ruolo pubblico dei mega miliardari, come Jack Ma di Alibaba, e averne messi un po’ in galera (o mandato direttamente al patibolo i più molesti), colpevoli di aver “alzato troppo la voce e creato problemi”, Il Partito Comunista Cinese guidato con mano sempre più salda dal presidente-neoimperatore Xi oggi mette un altro tassello alla strategia di “contenimento” del libero capitalismo in Cina, colpendo la sua espressione più attuale e aggressiva: l’e-commerce.

Dopo la recente “raccomandazione” di Xi rivolta “a chi ha di più” (i ricconi cinesi) che li esortava a “dare di più a chi ha di meno”, stamattina il Congresso Nazionale del Popolo (NPC) ha approvato ufficialmente la Legge sulla protezione delle informazioni personali (PIPL), ponendo restrizioni legali su come i dati personali possono essere raccolti, utilizzati e gestiti, dopo la sua entrata in vigore, prevista per il prossimo 1° novembre.

La legge, una delle più severe al mondo in materia di sicurezza dei dati personali, insieme alla legge sulla sicurezza dei dati che entrerà in vigore il mese prossimo dovrebbe – nelle intenzioni dei legislatori del Dragone - porre fine all’era del selvaggio West per le aziende cinesi Big Tech. La nuova normativa è destinata a rendere significativamente più difficile e costoso per le aziende tecnologiche in Cina l’accesso e l’utilizzo delle informazioni dei consumatori, e la sua portata viene paragonata all’attuazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati nell’Unione europea. Stabilisce che le aziende cinesi dovranno ottenere il consenso individuale preventivo per ottenere informazioni personali sensibili come dati biometrici, salute medica, conti finanziari e posizione dell’utente. Nei confronti delle piattaforme che raccolgono illegalmente informazioni personali, le autorità di regolamentazione potranno intervenire interrompendo – e anche sospendendo - la fornitura dei servizi.

Un’azione concertata, quella voluta da Pechino, che si collega alla precedente bozza di regolamento per l’industria del live streaming, pubblicata mercoledì scorso dal Ministero del Commercio cinese, che prevede tra l’atro che articoli come giocattoli sessuali, medicinali, dispositivi spia e giornali stranieri non possano più essere venduti nel corso delle sessioni, mentre agli adolescenti sotto i 16 anni viene proibita ogni attività di live-streaming. Tra i punti salienti della normativa anche l’obbligo di utilizzare il cinese mandarino, mentre ai live-streamer non sarà più consentito eliminare o nascondere commenti negativi, e nemmeno produrre recensioni false per ingannare o fuorviare i consumatori, afferma il documento. Sanzioni molto pesanti sono previste per i trasgressori.

La Cina vuole anche costruire un sistema di crediti per live-streamer, commercianti e agenzie di e-commerce, strutturato in base ai loro record di vendita. Le informazioni sul credito saranno condivise tra piattaforme e autorità di regolamentazione, secondo una bozza normativa elaborata dal China National Institute of Standardization (CNIS) su richiesta del Ministero del Commercio. Secondo la nuova normativa sulla privacy presentata oggi, le piattaforme dovranno mostrare chiaramente le loro politiche sulla privacy e menzionare le informazioni personali che raccolgono, come ottengono tali informazioni, come le mantengono private e come verranno utilizzate. L’elenco completo degli articoli vietati dall’e-commerce in live streaming include una gamma di prodotti ritenuti socialmente dannosi, come i kit per barare ai test, i dispositivi-spia e, appunto, gli “ausili sessuali”.

il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology ha dichiarato mercoledì che 43 applicazioni per smartphone, tra cui app molto popolari come WeChat di Tencent Holdings, la sua versione aziendale WeCom, Tencent Video e Tencent Maps, hanno trasferito in modo inappropriato i dati di contatto degli utenti e le informazioni sulla posizione, o utilizzato annunci pop-up illegali quando gli utenti hanno aperto l’app. Il nuovo corso normativo si affianca alla recente stretta dei regolatori cinesi sui Fan Club online per gli adolescenti. Secondo il fornitore di servizi dati online Qimai, tre famose app di fan club, tra cui SuperFan, sono state rimosse dagli app store cinesi il 10 agosto. SuperFan, o “Chaojixingfantuan” in cinese, continua a pubblicare nuovi post sulla piattaforma di social media cinese Weibo, ma molti utenti nella sezione commenti chiedono perché non possono scaricare l’app, che è stata bloccata.

Il settore, altamente competitivo, ha dato vita a una fitta schiera di influencer; tra i migliori e più popolari streamer sono Austin Li Jiaqi e Viya Huang Wei, che sono in grado di vendere prodotti per un valore di molti milioni di yuan al giorno su piattaforme come Taobao, proprietà di Alibaba Group Holding, così come utilizzando le app per la condivisione di brevi video come Douyin di ByteDance e Kuaishou, gestite da Tencent. Secondo le stime della società di contabilità e consulenza KPMG, nel 2020 il settore dell’e-commerce in live streaming in Cina valeva circa 1 trilione di yuan (154 miliardi di dollari).

In un articolo pubblicato a marzo, l’agenzia di stampa statale Xinhua aveva affermato che sebbene l’e-commerce in live streaming abbia svolto un ruolo positivo nel guidare la crescita economica cinese legata ad Internet, il settore presentava anche “problemi eccezionali” per quanto riguarda il controllo di qualità, la pubblicità falsa e la scarsità e bassa qualità dei Servizi post-vendita, a volte del tutto inesistenti.

L’approvazione della nuova normativa sulla privacy online è arrivata dopo accese discussioni tra gli stessi membri del Congresso nazionale del popolo (NPC) che ha approvato la nuova legislazione, divisi tra “colombe” – che spingevano per una normativa più “morbida”, per evitare eccessivi contraccolpi economici – e “falchi”, che spingevano invece verso regole ancor più severe e stringenti. Tra questi ultimi si è fatta notare la posizione di Zhang Shaoqin, che ha suggerito che “anche se l’utente autorizza l’app ad accedere alle operazioni sui dati nel telefono, l’app non dovrebbe comunque essere autorizzata a leggere, copiare, modificare, diffondere o eliminare alcuna informazione personale”.

Alla fine è prevalso un orientamento “mediano”, con una normativa che stabilisce che il trattamento delle informazioni personali deve avere finalità chiare e ragionevoli e deve essere limitato all’“ambito minimo necessario per raggiungere le finalità del trattamento”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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