Striscioni e urla ai funerali dei quattro ragazzi di Torre del Greco: "Di uno Stato strafottente vittime innocenti"

Federica Olivo

Nel silenzio surreale che ha avvolto Torre del Greco, all'arrivo in chiesa delle bare di Giovanni, Matteo, Gerardo e Antonio si sono sentite delle urla. Di rabbia e di accusa. "Devono pagare tutto", ha gridato qualcuno mentre i familiari accompagnavano nella basilica di Santa Croce i feretri dei ragazzi morti nel crollo del ponte Morandi, a Genova. Uno striscione posto davanti alla chiesa è stato rimosso: recitava "di uno Stato strafottente vittime innocenti".

Nella serata di ieri, 16 agosto, era apparso un altro manifesto, rimosso nella mattinata di oggi e condiviso su molte bacheche social: "Non è stato il fato, ma lo Stato", si poteva leggere fino a poche ore fa. Ed è questa l'accusa che continua a riecheggiare in città.

L'incredulità e la rabbia a Torre del Greco sono spezzate solo dagli applausi che accolgono le bare, e dai rintocchi delle campane. Decine di persone attendevano all'esterno del santuario, nella zona transennata dalla polizia municipale, già da prima che il portone d'ingresso fosse aperto. Ai concittadini e agli amici dei quattro ragazzi è stato consentito di entrare in chiesa solo alle 15. Prima i familiari sono rimasti soli.

Sepe: "Non si può morire per incuria. Chiedersi chi sono i responsabili, anche in questi giorni, non è giustizialismo"

Il cardinale Sepe, nel corso dei funerali, iniziati circa alle 17.30, ha puntato il dito contro quella che ha definito "la vera violenza, la violenza contro la persona, contro l'umanità". È ingiusto, ha detto durante la sua omelia, morire per colpa di azioni che, probabilmente, qualcuno avrebbe dovuto compiere e che, invece, non ha compiuto: "Non si può, non si deve morire per negligenza, per incuria, per irresponsabilità, per superficialità", ha affermato. Anche in un momento di dolore e di cordoglio, ha continuato Sepe, è giusto chiedersi cosa sia effettivamente accaduto. Porsi domande, secondo il cardinale, è lecito anche in questo giorni terribili: "E non per fare del...

Continua a leggere su HuffPost