Struggente Bianca di Chieti, mascotte di Salvini, alla maniera di Restituto Valero, soldatino di Franco

Matteo Salvini - Disegno pubblicato su Twitter dal leader della Lega (Photo: )

Struggente e impagabile, nei giorni scorsi, Salvini, allo stesso modo di un Flavio Insinna in apertura del suo quiz televisivo, ha postato su Twitter la foto di una bimba, Bianca di Chieti, che mostra un disegno a pastello dove Matteo e l’autrice piccina figurano l’uno accanto all’altra, un cuore custodisce moti di affetto verso il Capitano, il tricolore sventolato da entrambi, e ancora, il distico “Forza Lega”.

La bambina custodisce volto e sorriso meravigliosi, mostrando d’essere, direbbe il poeta, “pura come il pane”; a nessuno mai verrebbe in mente che quel pastello le sia stato suggerito dagli adulti o piuttosto, che so, da una insegnante d’osservanza sovranista. Bianca insomma è innocente nei suoi sentimenti per “Matteo”, certezza che sia stata rapita dal ciuffo a punta sulla fronte e dall’affabilità da Orso Yoghi di Salvini.

Il destinatario accoglie il dono: “Tra poco a Chieti andrò a conoscere e ringraziare la piccola Bianca”. Segue l’emoticon di un cuoricino rosso. L’indomani la promessa è rispettata, un nuovo scatto (sempre pubblico) mostra l’incontro. Sempre su Twitter, la nazione social tendenzialmente approva, così commenta Tony-SocBot: “Sei una persona meravigliosa Matteo!” con tre emoticon d’applausi, il filologo governobalneare posta invece la foto di Stalin con Engelsina Markizova, eroina minorenne della propaganda sovietica cui negli anni Trenta furono perfino innalzate statue in ossequio all’affabilità verso l’infanzia del dittatore; Fabiolix73@ invece insinua: “La bambina è di Bibbiano?”

Nel complesso, c’è apprezzamento, l’obiezione secondo cui i piccini, perfino nell’ “Abruzzo forte e gentile” andrebbero lasciati fuori da ogni agit-prop resta di sfondo.

Un po’ di storia è nel nostro caso necessaria. Senza necessariamente citare i manifesti “Spes” dei Comitati civici democristiani del 1948 con l’orso comunista a minacciare i piccini d’Italia, o piuttosto la piccola Sandra Mondaini nei chiudilettera della Giornata delle Due Croci in epoca littoria dal proprio papà artista, Giaci. Nel carosello politico planetario i bambini sono stati sempre innalzati come possibile ammorbidente per il consenso, vedi la Hitler-Jugend e, per le femmine, la Bund Deutscher Mädel, perfino un film di recente, “Jojo Rabbit”, ha raccontato la cosa.

In altro ambito, torna in mente il caso del bambino Romeo, storia vera, che portato undicenne dai genitori in visita alla camera ardente di Togliatti nel torrido agosto 1964, giunto a Botteghe Oscure, sigla il registro dei compagni dolenti, ma involontariamente porta via con sé la biro acclusa: per anni Romeo racconterà di essersi sentiti in colpa per quel “furto”. Nessuno esclude che i bambini possano “voler bene” ai politici, la fascinazione non ha colore. Anche Berlusconi, ricorderete, è stato percepito grazie ai suoi modi come una sorta di animatore del grande villaggio turistico Italia.

Volendo approfondire l’utilizzo dei minori nella propaganda politica, ritrovo una foto di Robert Capa scattata a Barcellona nel 1936 durante la guerra civile spagnola: i “rossi” contro i “nazionalisti” del “generalissimo” Francisco Franco. Nello scatto di Capa c’è un piccolo miliziano repubblicano, la bustina dell’UHP (Union de Hermanos Proletarios), le buffetterie e il fucilino a sua misura, il bambino “rosso” ha occhi grandi e struggenti, pronti a toccare il cuore dalle pagine di “Life”, al pari della bambina che, più di ottanta anni dopo, mostrerà il disegno per il “suo” Matteo.

Il bambino della foto di Capa diversamente da Bianca di Chieti non ha nome, è infanzia anonima, sappiamo soltanto che faceva parte di un battaglione “De Acero”, d’acciaio. Un paradosso pensando all’infanzia.

 All’altro capo del filo dell’opposta propaganda c’è Restituto Valero, nato durante l’assedio dell’Alcazar di Toledo, la fortezza dei cadetti nazionalisti che i repubblicani tentarono inutilmente di conquistare con un assedio drammatico e interminabile. Restituto, “soldatino”, mascotte del bando di Franco, indossa una divisa a sua misura, perfetta, compresa la bustina con il pendulo, Restituto, come un bambinello Gesù, appare in braccio al colonnello Moscardó, “l’eroico difensore dell’Alcazar”, fanno ala tre suore dall’ampio velo bianco, sorridenti, certe della purezza e dei valori “infusi” al piccino.

Nulla, davvero nulla, sappiamo del destino toccato al piccolo miliziano anonimo fotografato da Robert Capa, se i suoi occhioni scuri e lucenti come dorsi di coleotteri hanno mai conosciuto l’età adulta, la Dopostoria; e anche di Bianca da Chieti mai vorremmo ipotizzarne il futuro oltre la grazia dei suoi pastelli. Al contrario, della storia successiva di Restituto Valero qualcosa conosciamo: prevedibilmente avviato alla carriera militare, come amuleto della vittoria della “crociata contro l’Idra rossa”, negli del tardo franchismo verrà condannato ed espulso dall’esercito spagnolo perché membro dell’Unione militare democratica...

Sovente non è neppure il caso di invitare, retoricamente, o come semplice auspicio a “tenere giù le mani dai bambini!”, la storia stessa infatti, insieme ai casi fortuiti della vita e della coscienza, provvede in prima persona a togliergliele di dosso.

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