Studentessa bruciata viva: 16 condanne a morte

(Photo by Mamunur Rashid/NurPhoto via Getty Images)

Sedici persone sono state condannate a morte per l'omicidio di una ragazza di 19 anni del Bangladesh che nell'aprile scorso fu bruciata viva per aver denunciato il preside della sua scuola coranica di molestie sessuali. L'orrendo delitto di Nusrat Jahan Rafi ha scatenato forti proteste nel Paese asiatico, tanto da velocizzare i tempi della giustizia.

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I 16 imputati, compreso l'insegnante della ragazza e tre suoi compagni, erano stati processati a giugno da un tribunale speciale nel distretto di Feni, nel sud-est del Paese.

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Il giorno del delitto, la giovane si recò a sua scuola per sostenere un esame. Uno dei suoi compagni di classe la attirò sul tetto dove altri cinque - tra cui tre compagni di classe della giovane - le avevano legato mani e piedi con una sciarpa prima di darle fuoco. La ragazza riuscì a sopravvivere per qualche giorno ma poi morì per le ferite riportate. Una delitto orrendo maturato dopo che la ragazza si era rifiutata di ritirare le denunce contro il preside.

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Il pubblico ministero nel distretto di Feni, Hafez Ahmed, ha riferito ad "Al Jazeera" che dodici dei sedici imputati hanno confessato di aver partecipato al delitto.

Il padre di Rafi, AKM Musa Manik, ha dichiarato di aver sempre sperato di ottenere giustizia. "L'intero Paese ha visto cosa è successo a mia figlia. - ha detto - Era una ragazza innocente ed è stata brutalmente assassinata per la sua posizione coraggiosa contro un atto illegale".

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