Studio Crea su migranti in agricoltura: Italia ne è dipendente

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Roma, 3 giu. (askanews) - Mai come in queste ultime settimane gli immigrati in agricoltura sono stati al centro del dibattito pubblico e politico. Ma cosa sappiamo davvero della realtà di un fenomeno così complesso, in grado di incidere pesantemente sulla nostra agricoltura? Il Crea, con il suo Centro Politiche e Bioeconomia, che studia da anni la questione, ha appena pubblicato 3 ricerche che ne restituiscono nel loro insieme, un primo ritratto a tutto tondo, seppure ancora incompleto.

"In questa delicata fase della vita del nostro Paese - spiega Roberto Henke, direttore del Crea Politiche e Bioeconomia - l'agroalimentare, ha certamente tenuto e tiene di più, ma soffre, al pari di altri comparti, nella parte a monte della filiera, cioè nella produzione, raccolta e lavorazione dei prodotti. Ed è proprio il lavoro l'elemento più preoccupante, in quanto il blocco degli spostamenti e l'introduzione delle norme sanitarie hanno portato ad una carenza di forza lavoro disponibile, evidenziando drammaticamente ancora una volta la fragilità del sistema. Per questo ci aspettiamo, inevitabilmente, un effetto atteso, ritardato nel tempo, sui settori a valle della produzione, ma confidiamo che una reale conoscenza del problema, anche grazie al contributo della ricerca, possa favorire l'individuazione di soluzioni efficaci"

Lo studio "Le misure per l'emergenza Covid-19 e la manodopera straniera in agricoltura", curato da Maria Carmela Macrì, ricercatrice CREA Politiche e Bioeconomia, documenta l'impatto del Covid-19 sui lavoratori stranieri dei nostri campi, attraverso una ricognizione nelle singole regioni, svolta con ogni fonte disponibile (ufficiale e non).