Studio: primo lockdown ha protetto dal Covid i bambini disabili

Red
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Milano, 25 gen. (askanews) - Uno studio coordinato dall'Università Statale di Milano, in collaborazione con l'Ospedale Buzzi, l'Istituto Don Gnocchi e l' Università Milano-Bicocca ha valutato gli effetti del primo lockdown sui bambini disabili neurologici: il lockdown, messo in atto nel corso della prima ondata pandemica, pur difficile da gestire, li ha protetti in modo molto efficace dal rischio di infezione. D'altro lato, l'accesso alle cure e la riabilitazione sono proseguiti in modalità a distanza nel 50% dei casi, impegnando le famiglie in un supporto attivo e costante.

Nello studio, pubblicato su Disability and Health Journal, un gruppo di ricercatori ha analizzato l'impatto del primo lockdown messo in atto dal governo Italiano nella primavera 2020 (4.03-4.05.2020) in un campione di 514 bambini e adolescenti italiani affetti da malattie neurologiche, prevalentemente residenti in Lombardia. La ricerca è stata ideato dalla Neurologia Pediatrica dell'Ospedale Buzzi, dalla dottoressa Bova con la supervisione del professor Veggiotti dell'Università Statale di Milano.

Le famiglie con minori di 18 anni seguiti presso la Neurologia del Buzzi o dell'Isituto Don Gnocchi sono state contattate telefonicamente dai medici specializzandi o dai curanti per compilare un questionario ad hoc. Nessuno ha ricevuto una diagnosi di Covid-19, ma il 40% dei bambini del campione ha presentato sintomi di infezione virale nei mesi di gennaio e febbraio 2020. Tale percentuale si è drasticamente ridotta al 10% nei mesi del lockdown, mostrando in modo statisticamente significativo ed inequivocabile che il lockdown ha protetto questi bambini dal rischio di contrarre una infezione virale (nel corso della prima ondata pandemica non era possibile effettuare i test diagnostici per SARS-CoV-2 in modo esteso). Inoltre a conferma di questo dato si documenta che i bambini che lasciavano regolarmente il domicilio sono stati maggiormente a rischio di ammalarsi rispetto a chi è rimasto sempre a casa.

Per quanto concerne l'accesso alle cure, si legge nel comunicato dell'Università statale di Milano, circa la metà dei bambini ha mantenuto un contatto stabile a distanza con il pediatra ed il centro di neuropsichiatria infantile di riferimento; anche i bambini che effettuavano un trattamento riabilitativo hanno proseguito a distanza in circa la metà dei casi. Se si considera che prima della pandemia la modalità telematica era zero è stato fatto un sforzo rapido per superare il problema dell'isolamento, arrivando ad oggi a una presa in carico più ampia. Va sottolineato che la teleriabilitazione ha richiesto un coinvolgimento attivo e costante da parte dei caregivers: grande lavoro e impegno per le famiglie, sommato allo smartworking, difficoltà per le famiglie che non hanno facilità con internet e/o che non parlano bene l'italiano. L'approccio telematico è sicuramente molto utile ma va perfezionato per renderlo accessibile a tutti. "Ci auguriamo che queste nostre osservazioni possano essere di aiuto per l'impostazione di politiche sanitarie efficaci in questo difficile e delicato momento - commenta Pierangelo Veggiotti, coordinatore dello studio - I bambini con malattie neurologiche sono una popolazione particolarmente fragile e di cui poco si parla, che richiede una attenzione del tutto speciale anche in tema di politiche sanitarie in situazioni di emergenza come quella della pandemia in corso".