Studio su Vo' Euganeo, anticorpi durano 9 mesi anche in asintomatici

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a lady goes to the medical report box to collect the results of her swab. Padua, 11 November 2020
With the increase in the curve of infections and consequently of the infected, the hospitals of the Veneto and specifically of Padua and Schiavonia are close to collapse. To ease the grueling workload on the shoulders of doctors and nurses, the army took to the field with its qualified personnel. Army doctors and nurses from today preside and help state doctors and nurses at the Euganean Stadium in Padua, manage and help people in difficulty and queuing for a swab. On 11 November 2020, in Padova, Italy. (Photo by Roberto Silvino/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
a lady goes to the medical report box to collect the results of her swab. Padua, 11 November 2020 With the increase in the curve of infections and consequently of the infected, the hospitals of the Veneto and specifically of Padua and Schiavonia are close to collapse. To ease the grueling workload on the shoulders of doctors and nurses, the army took to the field with its qualified personnel. Army doctors and nurses from today preside and help state doctors and nurses at the Euganean Stadium in Padua, manage and help people in difficulty and queuing for a swab. On 11 November 2020, in Padova, Italy. (Photo by Roberto Silvino/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Gli anticorpi anti SarsCoV2 durano 9 mesi, sia nei sintomatici che negli asintomatici: è quello che emerge dai dati pubblicati su Nature Communication dei dati relativi all’indagine di Vò Euganeo condotta dal gruppo di Andrea Crisanti dell’Università di Padova in collaborazione con l’Imperial College di Londra.

Secondo i nuovi dati ottenuti analizzando i livelli anticorpali nei soggetti risultati positivi nella prima indagine eseguita sulla popolazione di Vò Euganeo il 98,8% delle persone infette a febbraio/marzo ha mostrato livelli rilevabili di anticorpi anche a novembre. Lo studio è stato eseguito utilizzando tre diverse tipologie di test che rilevano diversi tipi di anticorpi che rispondono a diverse parti del virus. I risultati hanno mostrato che mentre tutti i tipi di anticorpi hanno mostrato un certo declino tra maggio e novembre, il tasso di decadimento era diverso a seconda del test. E’ stato inoltre riscontrato in alcuni casi un aumento delle difese anticorpali, fenomeno che suggerisce possibili re-infezioni con il virus in alcuni soggetti.

“Non abbiamo trovato prove che i livelli di anticorpi tra le infezioni sintomatiche e asintomatiche differiscano significativamente, ciò suggerisce che la forza della risposta immunitaria non dipenda dai sintomi e dalla gravità dell’infezione”, ha detto Ilaria Dorigatti, dell’Imperial College e prima autrice dello studio. Si evidenzia però che i livelli di anticorpi misurati varia, a volte anche sensibilmente, a seconda del tipo di test utilizzato: “Ciò significa che è necessaria cautela quando si confrontano le stime dei livelli di infezione in una popolazione ottenuta in diverse parti del mondo con test diversi e in tempi diversi”, ha aggiunto Dorigatti.

Lo studio conferma inoltre la grande variabilità nei processi di diffusione tra soggetto e soggetto verificando che la maggior parte delle infezioni non generano ulteriori contagi mentre la gran parte dei casi è generata da pochi singoli pazienti particolarmente contagiosi. Le grandi differenze nel modo in cui una persona infetta può infettare gli altri nella popolazione suggeriscono che i fattori comportamentali sono fondamentali per il controllo dell’epidemia e il distanziamento fisico, oltre a limitare il numero di contatti e indossare la maschera, continua ad essere importante per ridurre il rischio di trasmissione la malattia, anche in popolazioni altamente vaccinate.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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