"Su ddl Zan più che un'ingerenza, Concordato col Vaticano da riformare"

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Vincenzo Pacillo (Photo: Getty)
Vincenzo Pacillo (Photo: Getty)

La nota della Santa Sede sul ddl Zan ”è più che un’ingerenza”, perché perturba il dibattito pubblico e mina il principio della laicità dello Stato, ma il problema strutturale è un Concordato “vecchio e da riformare”. Per Vincenzo Pacillo, professore ordinario di diritto ecclesiastico e canonico all’Università di Modena e Reggio Emilia, l’accordo che regola i rapporti tra Stato e Chiesa risente di echi “otto-novecenteschi”, superati dal Concilio Vaticano II e che non rispecchiano la realtà, sia religiosa che sociale, di oggi. E la carenza di una politica ecclesiale seria si riflette, per esempio, nella mancata riforma della commissione paritetica Italia-Santa Sede, che oggi sarebbe stata molto utile a Draghi per dirimere la questione.

Professore, partiamo dalle polemiche sulla legge Zan, cosa pensa della nota della Santa Sede che chiede interventi sul ddl che così com’è violerebbe il Concordato?

La cosa è piuttosto eclatante. Siamo di fronte a una nota verbale, che notoriamente è una comunicazione che avviene tra due soggetti di diritto internazionale come la Repubblica italiana e la Santa Sede, che in più hanno in comune un documento, il cosiddetto Concordato, che in qualche modo dovrebbe regolare i rapporti tra loro in Italia. Fin qui tutto regolare.

Qual è il problema allora?

C’è una serie di problemi. Primo: la nota verbale è un atto formalmente impegnativo dal punto di vista diplomatico e anche dal punto di vista del diritto internazionale, a cui si fa fatica a non rispondere, che riguarda un disegno di legge, quindi qualcosa che sta avvenendo e di cui si sta discutendo a livello di espressione massima di sovranità popolare. C’è un soggetto di diritto internazionale che sta entrando all’interno di una discussione esclusivamente politica, dentro gli affari interni di un...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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