Su Netflix c'è un film in cui Gesù è gay. E ha scatenato un putiferio

Gabriele Fazio

“Scherza coi fanti ma lascia stare i santi” dice un vecchio proverbio e in questi giorni in Brasile il collettivo di autori Porta Dos Fundos se ne sta rendendo conto sulla propria pelle. Sulla piattaforma charge.org una petizione per far cancellare dalla programmazione di Netflix il loro ultimo film, lo speciale di Natale “La prima tentazione di Cristo”, marcia a ritmi serrati. In una settimana un milione e trecentomila firme, tutti brasiliani indignati dalla trama del film, che racconta la storia di un Gesù che deve presentare alla famiglia e ai suoi discepoli il suo fidanzato Orlando.

Un Gesù quindi gay e che, di ritorno da un viaggio di 40 giorni nel deserto, dovrà confrontarsi anche con la dura verità sulla propria paternità, la storia, effettivamente complessa da comprendere e accettare se ci si mette nei suoi panni, della parentela con Dio. Un film quindi dai tratti fortemente satirici, irriverente, dissacrante, a cura di un collettivo nato su YouTube che ha già portato a casa un Emmy come miglior commedia per “Se Beber, Não Ceie”.

Ma nel momento in cui il tema affrontato è quello della storia di Gesù, rivisitata in maniera tale che il figlio di Dio risulti più umano di quanto non ci sia stato riferito dai libri sacri, ecco che i brasiliani vanno in subbuglio. Su Twitter il deputato Julio Cesare Riberiro annuncia indignato: “Oggi cancello il mio abbonamento a Netlifx, perché in questo film nostro signore Gesù viene mostrato come omosessuale. In più i discepoli sembrano degli ubriaconi. È inammissibile! È una presa in giro verso i cattolici e gli evangelici”.

Gli fa eco Joel Teodoro, pastore collaboratore della Catedral presbiteriana di Rio de Janeiro, che ordina alla propria comunità: “Dite addio a Netflix!”. Perfino Eduardo Bolsonaro, terzo figlio del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, ha usato parole dure per attaccare il film: “Siamo a favore della libertà d'espressione, ma vale la pena attaccare la fede dell'86% della popolazione?”.

A @NetflixBrasil acaba de lançar um "Especial de Natal" onde Jesus Cristo (@gduvivier) é gay e tem relações com @FabioPorchat, além de se recusar a pregar a palavra de Deus

Somos a favor da liberdade de expressão, mas vale a pena atacar a fé de 86% da população? Fica a reflexão. pic.twitter.com/OtgLJ8ryGu

— Eduardo Bolsonaro (@BolsonaroSP) December 11, 2019

Il vescovo Carlos Alves ha invitato i 6.000 follower della sua pagina Instagram a boicottare la pellicola definendola “Spazzatura che manca di rispetto non solo ai fedeli ma anche a Dio”. Netflix si è difesa dichiarando al quotidiano O Estado de S.Paulo “Valorizziamo la libertà creativa degli artisti con cui lavoriamo, e sappiamo che non tutti apprezzeranno questo contenuto. Diamo grande possibilità di scelta che include anche, per esempio, storie bibliche”. I ragazzi di Porta Dos Fundos invece hanno risposto con un meme:

Enquanto tá rolando abaixo assinado contra, a gente comemora o sucesso de mais uma criação de Deus: nosso Especial de Natal @NetflixBrasil "A Primeira Tentação de Cristo" continua cada vez mais poderosíssimo. Mas querendo assinar, segue o link: https://t.co/pU0tk1J59z pic.twitter.com/sVYRtyru5w

— Porta dos Fundos (@portadosfundos) December 9, 2019

Nel tweet gioiscono per il successo del film sulla piattaforma ma ricondividono loro stessi il link per firmare la petizione per cancellarlo. I commenti alla trovata social sono inferociti, “blasfemia” è la parola più utilizzata. Il film è disponibile anche sulla versione italiana di Netflix e ad una prima visione sembra un semplice esercizio di satira, niente che già da anni programmi geniali come “I Griffin” o, prima di loro, “South Park” non facciano in maniera anche più azzardata.

La petizione per cancellare il film chiede una firma “Per la rimozione dal catalogo Netflix e contro i Porta Dos Fundos, ritenuti responsabili del crimine di cattiva fede. Vogliamo anche la ritrattazione pubblica, poiché hanno offeso seriamente i cristiani”. Il sito gaynews.it ipotizza che dietro questa mossa si possa celare la The Gospel Coalition (Tgc) che, spiegano, è una “rete di chiese evangeliche riformate, di cui fanno parte numerose comunità neopentecostali brasiliane.

La Coalizione ha promesso di raccogliere fino a un milione di firme, durante le assemblee di culto che si terranno nei prossimi giorni in tutto il Paese. Il movimento evangelico neoriformato si è diffuso sempre di più in Brasile, dove gode di un potente sistema mediatico che include RecordTv. La seconda rete televisiva brasiliana è di proprietà di Emir Macedo, fondatore della Igreja Universal do Reino de Deus, una delle comunità neo-pentecostali più potenti al mondo con oltre 6.000.000 di fedeli in 127 Paesi”.