Tra Craxi e Moro, Renzi denuncia l'invasione di campo dei giudici

Giuseppe Alberto Falci

C’è Aldo Moro, c’è Bettino Craxi, e poi c’è lui, Matteo Renzi. Nell’emiciclo di Palazzo Madama si celebra lo show del leader di Italia Viva. Teresa Bellanova, ministro del governo Conte, sceglie platealmente di stare accanto a lui e non tra i banchi dell’esecutivo che per l’occasione sono deserti.

E’ il giorno di chi, Renzi, ha proposto e ottenuto una discussione di circa novanta minuti sul finanziamento  ai partiti. Si tratta, va da sé, una conseguenza dell’indagine che ha travolto la fondazione Open, creata da Alberto Bianchi per finanziare l’attività politica di Renzi al punto da assurgere a partito. In sostanza i magistrati sostengono che a un certo punto Open avrebbe agito come un articolazione di un partito  raccogliendo oltre 6 milioni di euro fino all’aprile del 2018. L’ex rottamatore si sente perseguitato dalla magistratura, che ha attaccato a più riprese nei
giorni in cui è venuta fuori l’indagine, e oggi ha l’opportunità di rifarsi nella Camera alta. Si materializza alla buvette attorno alle 9 con al suo fianco il
fedelissimo ex tesoriere Francesco Bonifazi, anche lui finito sotto la lente di ingradimento dei magistrati di Roma per finanziamento illecito essendo a capo di un’altra fondazione di rito renziano, vale a dire Eyu. L’ex premier è elegantissimo, con un abito appena uscito da una sartoria, la solita camicia bianca, una cravatta scura, e una serie di fogli in mano che contengono il discorso che di li a poco dirà nell’aula del Senato. “Andiamo dentro”, si rivolge a Bonifazi. E i due si incamminano verso l’emiciclo. Renzi si accomoda e inizia riempire altri fogli, a compulsare il telefono, a sussurrare qualcosa
all’orecchio del ministro Teresa Bellanova.

Essendo il Renzi show c’è anche la claque per il benianimo fiorentino. Nella tribuna ospiti si scorgono le facce di Luciano Nobili, Raffaella Paita, Marco Di Maio, Chiara Gadda, Silvia Fregolent e persino del “massone” Catello Vitiello,...

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