Su Rai1 ‘La scelta di Maria’, docufilm per i cento anni del Milite Ignoto

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Il 4 novembre di cento anni fa, dopo un lungo viaggio in treno, diventato l’abbraccio dell’intero Paese, i resti di un ignoto soldato caduto nella Grande Guerra, vengono sepolti al Vittoriano a Roma, durante una cerimonia pubblica. A scegliere la salma tra le undici che rappresentano i caduti sui diversi fronti di guerra dell’Italia, è stata chiamata una donna, Maria Bergamas, madre di Antonio, giovane tenente morto sul campo di battaglia e mai ritrovato. E’ questa la trama de’ ‘La scelta di Maria’, il docufilm diretto da Francesco Micchichè che andrà in onda domani in prima serata su Rai1 nel giorno del centesimo anniversario della tumulazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria. Nel cast, Sonia Bergamasco nel ruolo della “madre d’Italia”, Maria, accanto a Cesare Bocci, nei panni del Ministro della Guerra Luigi Gasparotto, e ad Alessio Vassallo, che interpreta il tenente Augusto Tognasso.

"Si tratta ancora una volta di un'operazione di servizio pubblico che la Rai mette in campo raccontando un pezzo dell’identità del nostro Paese – sottolinea il direttore di Rai1 Stefano Coletta - Ho provato una grande commozione guardando il film, grazie alla prova eccezionale degli attori, a partire da Sonia Bergamasco: la sua è un’interpretazione che non usa orpelli nel ritrarre la madre delle madri, una prova che lascia esterrefatti. La Bergamasco interpreta l’archetipo di una vita che deve elaborare il lutto non elaborabile della perdita di un figlio. Non era facile tradurre la follia di questo mancato lutto, che tutto il cast sa invece ricostruire con grande dovizia. E’ allo stesso tempo un racconto attuale, per noi che siamo usciti dalla pandemia, il non poter elaborare e il doversi confrontare con un lutto anonimo, quello della perdita contronatura di un figlio”.

Il docufilm, che si avvale di preziosi repertori d’epoca, animazioni originali e una serie di ‘interviste ricostruite’ ai protagonisti della storia, precisa Coletta, “intreccia tanti mezzi espressivi, a partire dal documentarismo, che sia il regista Micciché, sia Cesare Bocci sono riusciti a sposare”. Il servizio pubblico deve alternare pezzi di memoria al presente e penso siamo riusciti a farlo, anche per i giovani che possono ripercorre un pezzo importante di storia del nostro paese. Cesare Bocci e Alessio Vassallo hanno impegnato se stessi con generosità per rendere una storia che è davvero potente e arriverà al cuore di tutti noi, perché pone temi esistenziali molto forti”.

La narrazione ripercorre il toccante momento in cui Maria Bergamas, una contadina alla quale è rimasta solo una lettera del figlio Antonio, viene scelta come “madre d’Italia”. E’ lei, nella cattedrale di Aquileia, a inginocchiarsi e scegliere la decima bara. Poi, il viaggio del corpo in treno verso Roma, 120 soste in 4 giorni, con Maria Bergamas e il tenente Tognasso testimoni di uno spettacolo unico: folle di persone si inchinano, lanciano fiori e pregano. Il racconto si chiude a Roma, dove il convoglio viene accolto dal “Re soldato” Vittorio Emanuele III, mentre nello stesso istante, le città di tutta Italia, si uniscono in un lungo e silenzioso momento di cordoglio, voluto dal Ministro Gasparotto, scandito solo dai pianti delle madri, dai rintocchi delle campane e da ventun colpi di cannone.

“E’ stato un lavoro condiviso – afferma Sonia Bergamasco, che nel film interpreta Maria Bergamas - Girare nei luoghi veri e stato essenziale, così come la partecipazione empatica della gente del luogo, la cui emozione era palpabile, era un sentire comune che ha dato valore a quello che facevamo. Mi sono accostata alla protagonista con pudore, non ho mai pensato di immergermi nel suo cuore, farlo sarebbe stato qualcosa di pornografico. Ho scelto invece di entrare nel sentimento del materno, che è molto più lontano e profondo. Non conoscevo questa storia, la conoscono in pochissimi ed è proprio per questo che è importante raccontarla perché dobbiamo saperla. Ho voluto che le mie figlie venissero all’anteprima perché la vedessero e conoscessero: sono rimaste felici di attraversarla”.

"Questo è un film, più che un docufilm, che nasce da un’idea di Cesare Bocci – dichiara il regista Francesco Micciché - che mi ha raccontato una storia che tanti di noi non conoscevano. Lo abbiamo realizzato in tempi record, iniziando a scrivere la sceneggiatura a fine aprile. La produttrice Gloria Giorgianni ha creduto da subito nel progetto e che questa storia andasse raccontata in occasione del centenario del Milite Ignoto. Con loro e con lo sceneggiatore Marco Videtta e poi con Sonia Bergamasco e Alessio Vassallo, abbiamo condiviso un percorso prima di conoscenza dei fatti e poi di grande coinvolgimento. Man mano che andavamo avanti ci siamo resi conto, infatti, che quella che volevamo raccontare, era una storia che ci riguardava tutti da vicino. La tenacia della nostra produttrice – aggiunge il regista - ha fatto sì che girassimo nei luoghi veri della storia, come nella Basilica di Aquileia, a Monte San Michele e sull’Isonzo, nel cimitero con 100mila morti, di cui 60mila non riconosciuti, della Prima Guerra Mondiale”.

“Il film nasce dal racconto commosso di un nonno che ricordava il passaggio del treno da Aquileia a Roma con la salma del milite ignoto – dichiara Cesare Bocci, che interpreta il ministro Luigi Gasparotto - Un viaggio di 4 giorni che a tutte le fermate veniva accolto dalla popolazione. Sonia è riuscita a restituire l’essenzialità e il dolore di una donna del popolo. E meglio di una donna non si può raccontare il dolore per la perdita di un figlio”. “Siamo attraversati, senza nemmeno saperlo, da tante storie come questa - aggiunge Alessio Vassallo, che veste i panni del tenente Augusto Tognasso - Nessuno conosce la storia. Il mio personaggio, mutilato dalla guerra, ritorna in quei luoghi dove può elaborare ciò che gli è successo. E' stata un’emozione bellissima lavorare in punta di piedi con Sonia”.

“Si tratta di un’operazione di tutta la Rai, non solo di Rai Cinema – sottolinea Paolo Del Brocco, amministratore delegato Rai Cinema - Un’operazione culturale destinata alle nuove generazioni e che serve a rinsaldare la nostra memoria collettiva. È il punto di vista di una madre, al di fuori da ogni retorica e che ti manda direttamente negli stati d’animo, che è ciò che il cinema deve fare”. “È un progetto che nasce con una serie importante di partner - afferma Gloria Giorgianni, amministratore delegato Anele che ha coprodotto il film – Dal Ministero della Difesa all’Istituto Luce-Cinecittà, alla Fondazione Aquileia, alla Regione Friuli Venezia Giulia, Intesa San Paolo e Comune di Aquileia, tutti hanno aderito con grande partecipazione nel raccontare un pezzo di identità italiana dal punto di vista femminile. Ci siamo resi conto che non conoscevamo questa storia. Dobbiamo riappropriarci del racconto italiano, troppo spesso appaltiamo questo tipo di narrazione agli altri, che lo fanno con un punto di vista diverso”.

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