Sud, Baldassarre: "Per ripartire serve piano straordinario"

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“L’Italia può ripartire dal Sud? Il Meridione può essere davvero un trampolino per la ripresa dell’economia?”. Secondo Paolo Mieli, giornalista e storico, ospite fisso dell’International Annual Meeting SUDeFUTURI III - (R)INNOVIAMO IL MEZZOGIORNO, organizzato al Castello Ruffo dalla Fondazione Magna Grecia e condotto da Paola Bottero e Alessandro Russo, “all’Italia conviene che il convoglio si muova tutto unito ma se la domanda è se si può ripartire dal Sud la risposta è sì. Anche se devo sottolineare che vedo auspici di comunità virtuose ma non vedo qualcosa di ambizioso che attragga in queste aree il 40% dei fondi”.

“Certo che si può ripartire dal Sud -ha confermato Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, anche lui ospite del terzo forum della seconda giornata di lavori - ma basta con il romanticismo moralista e partiamo dalla realtà. E la realtà è che il Nord e il Sud economicamente non sono mai stati integrati. Se si leggono le cronache storiche del tardo Medioevo, il Nord Italia era già connesso con Germania, Olanda e altri Paesi nordeuropei e la realtà è che da noi ci sono due economie che vanno per conto proprio. Potremo farcela solo se ci sarà un progetto per il Meridione attuato da tutte le forze possibili, con strategie straordinarie, sforzi nazionali e un progetto ben preciso per il Sud”.

“Di questi tempi -ha puntualizzato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud- riaffiora il vecchio ragionamento che per far partire l’Italia bisogna investire sulla motrice invece che su intero convoglio. Errore gravissimo. Al Paese conviene che il Sud riparta, che ripartano consumi, investimenti, che la PA funzioni meglio. Ci hanno dato somme molto alte rispetto ad altri Paesi perché l’Ue ritiene che il Mezzogiorno debba ripartire. Quindi sì, l’Italia deve ripartire dal Sud perché la questione riguarda l’intero Paese. Anche se l’atteggiamento giusto non è rivendicare il pieno rispetto quote assegnate ma spostare l’attenzione sulle modalità della selezione della spesa e dei progetti, non dimenticando che per la partita PNRR, a differenza dei fondi strutturali, il fattore tempo è decisivo”.

In controtendenza con il dato che vede migliaia di calabresi lasciare la propria terra l’imprenditrice Maria Grazia Falduto, direttore generale di Publiemme è tornata, come ha raccontato, “per ragioni affettive ma soprattutto per una ben precisa volontà di riscatto. È vero che è difficile, difficilissimo fare impresa in Calabria, non solo per situazioni sulle quali c’è stato e continua a esserci l’azione della magistratura, ma il problema è che c’è la cultura del vittimismo. Abbiamo rilevato un’emittente provinciale e adesso lavoriamo a livello nazionale. Però ho più difficoltà a dialogare con la Regione Calabria che con la Commissione Europea e questo è umiliante. Io credo fortemente nelle capacità del nostro territorio e penso che con i fondi PNRR il Meridione abbia grandissime opportunità ma a patto di lavorare su progetti concreti e non di fantasia”.

Molto preoccupata per la gestione del PNRR nei Comuni del Sud la giornalista Giuseppina Paterniti, direttore editoriale offerta informativa Rai. “Il ruolo del servizio pubblico non può che essere quello di sostenere questa fase perché è una chance che non possiamo perdere. Il Bonus 110% dovrebbe contribuire far partire il Paese, ma al Sud è fermo. Perché? Perché, giusto per fare un esempio, si commettono errori al Catasto. Può capitare che in uno stesso ufficio il dirigente e l’impiegato diano due risposte diverse per il medesimo problema. La Pubblica Amministrazione non ha bisogno di chissà quali riforme: servono dirigenti capaci per eliminare le opacità che lasciano il posto alle clientele. Ma se non ci saranno queste correzioni il Mezzogiorno non andrà da nessuna parte”.

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