In Sudafrica le uccisioni di rinoceronti sono diminuite di un terzo per via del lockdown

Francesco Russo
·2 minuto per la lettura

AGI - Il numero di rinoceronti uccisi dai bracconieri in Sudafrica è sceso di circa un terzo nel 2020, complici le restrizioni legate alla pandemia di Covid-19. Lo riferisce il ministero dell'Ambiente sudafricano, che parla di 394 rinoceronti uccisi l'anno scorso contro i 594 uccisi nel 2019.

La maggior parte degli animali massacrati, ben 245, è stata uccisa nel Parco Nazionale Kruger, nel quale i bracconieri sconfinano anche dal vicino Mozambico. I rinoceronti vengono uccisi per via del loro corno, che viene venduto a caro prezzo sui mercati asiatici, in particolare la Cina, a causa della superstizione secondo la quale avrebbe miracolose proprietà terapeutiche, pur essendo composto da cheratina come i capelli e le unghie umane. 

"Durante il periodo del lockdown duro c'è stata una significante riduzione delle incursioni dei bracconieri nel Parco Nazionale di Kruger", ha dichiarato il ministro dell'Ambiente sudafricano, Barbara Creecy, che ha però segnalato una "significativa impennata" dei casi verso la fine dell'anno, "in particolare a dicembre".

Il Sudafrica, che ospita l'80% dei rinoceronti sopravvissuti nel mondo, ha visto le uccisioni dei pachidermi diminuire ogni anno dal picco del 2015, quando furono uccisi 1.215 rinoceronti. Creecy ha sottolineato come l'aumento delle pene per i bracconieri e gli sforzi più decisi dei governi africani per contrastare il fenomeno stanno iniziando a dare i loro frutti ma che si tratta di iniziative ancora troppo recenti per avere un impatto significativo sulla popolazione di rinoceronti.

Il 'poaching', l'uccisione dei rinoceronti per strappare loro il corno, ha causato l'estinzione di diverse specie, tra le quali, di recente, il rinoceronte di Sumatra, del quale non esistono più esemplari in cattività dal 2018. È prossimo a scomparire anche il rinoceronte bianco settentrionale, sottospecie della quale sono rimaste solo due femmine, Najin e Fatu, in una riserva naturale del Kenya. L'ultimo maschio, Sudan, è morto lo scorso 20 dicembre.