Sudtirolo, tra italiani e tedeschi è guerra sulla lingua dei cartelli

(Getty)

In Alto Adige si litiga per i cartelli di montagna. Il muro linguistico alzato dal fascismo, che aveva imposto la traduzione di toponimi in italiano dal tedesco, sembrava superato. Invece salta tutto e la cultura italiana in Alto Adige è a rischio. Lo storico “patto sulla toponomastica” all’ultimo istante è andato in fumo. Camera e Senato si erano mobilitati per raccogliere firme per “salvare la cultura italiana in Alto Adige”.

La questione ha origini antiche. Nel 1923 inizia l’italianizzazione dei toponimi in Sudtirolo per volere di Mussolini. Nel 1940 l’opera di Ettore Tolomei si ferma e l’italianizzazione dei toponimi subisce un brusco stop. Sei anni dopo viene ripristinato il bilinguismo in Sudtirolo grazie al patto De Gasperi-Gruber. Nel 1972 viene definito l’accordo tra Roma, Vienna e Bolzano e segue un primo accordo tra governo e Bolzano nel 2010, due anni dopo c’è il ricorso alla Consulta contro la legge sulla toponomastica in Sudtirolo. E adesso salta l’accordo: non ha avuto esito la mediazione tra Volkspartei e Pd per mantenere il doppio idioma.

(Photo by Johannes Simon/Getty Images)

La scritta sui cartelli è un pretesto per tirare in ballo identità nazionali e autodeterminazioni. La guerra ora è su 100 toponimi di montagna e vallette alpine, poi ridotte a 32, quelli che il Cai ha deciso di ripristinare solo in tedesco. E’ il paradosso di una zona tra le più ricche d’Europa, che contribuisce al 16 per cento del Pil, grazie turismo internazionale. Una terra dove asili e scuole restano divisi: gli italiani da una parte e i tedeschi da un’altra. Lavoro e welfare impongono la dichiarazione di appartenenza ad un gruppo etnico. I cartelli in montagna sono l’ennesimo spunto pretestuoso per ribadire che l’Alto Adige o Sudtirolo appartiene all’Italia ma anche ai tedeschi.

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