“Sugli immigrati la sinistra si è sfracellata", dice l'ex ministro Claudio Martelli

alberto ferrigolo

“Sugli immigrati la sinistra si è sfracellata: ha sposato la linea dell'accoglienza senza neppure un piano d'accoglienza, ma in maniera ipocrita”. E così, proprio sul tema dell'immigrazione, per Matteo Salvini “diventare ministro dell'Interno è stata una scelta politica decisiva per aumentare il consenso”. Sono parole di Claudio Martelli, già vicesegretario socialista e braccio destro di Bettino Craxi, ministro della Giustizia nel dicastero di via Arenula tra il 1991 e il 1993, in un'ampia intervista rilasciata oggi a Libero Quotidiano in edicola.

Secondo Martelli, l'ipocrisia della sinistra si è manifestata in tutta la sua potenza nella scelta di accoglierli tutti, “poi siccome i profughi volevano andare nel Nord Europa, li accompagnavamo alla frontiera senza neppure identificarli, di modo che non potessero rispedirceli. Quelli che restavano invece, li affidavamo senza troppi controlli a organizzazioni umanitarie pagate dallo Stato per occuparsene”. Così, se non proprio tutto, Salvini però all'immigrazione deve “moltissimo sicuramente”.

Secondo l'ex esponente del Psi “non contano i numeri e i ragionamenti” perché il punto, semmai, è che “gli italiani non ne potevano più degli immigrati, e soprattutto di come i governi di Letta e Renzi avevano gestito l'emergenza” mentre “con Minniti – puntualizza Martelli – gran parte del problema era stato risolto”.

E con Salvini cos'è cambiato in concreto? Secondo Martelli il leader leghista “ha cambiato approccio” al problema, perché “anziché fermare gli imbarchi in Libia ha fatto il massimo clamore bloccando i pochi sbarchi in Italia” e questo modo di fare “a molti italiani che non ne potevano più della gestione Alfano, Mogherini e compagni è piaciuto assai”. “Una scelta politica decisiva per aumentare il suo consenso”. Tanto più, aggiunge Martelli, che “la lotta all'immigrazione clandestina è nella legge italiana, non c'entrano sinistra o destra” e infatti “Napolitano ministro dell'Interno si impegnò seriamente”.

La profezia dell'ex ministro della Giustizia dell'ultimo governo della Prima Repubblica rimasto invischiato in Tangentopoli prima dell'avvento di Silvio Berlusconi nel 1994 è, dunque, che “finché non cambieranno narrazione sull'immigrazione, i progressisti continueranno a perdere”. “Pensi alla Merkel – dice – ha accolto un milione di siriani, molti laureati, anche medici, e li ha integrati, ma i tedeschi l'hanno punita: puntava al Nobel per la pace, ha perso 12 punti percentuali nelle ultime elezioni. Molto peggio del Pd. Insistere come fa Renzi a sfidare Salvini in nome di una accoglienza senza limiti è suicida”.

Nel corso del colloquio con il direttore Pietro Senaldi, Claudio Martelli confessa anche che sul sul fatto che si farà la riforma della giustizia “non scommetterei un euro” perché c'è “un'incolmabile distacco tra le parole e le realtà”. E se anche nel governo smettessero di litigare e “facessero pace, sarei piuttosto sorpreso se si trovasse una conciliazione tra il giustizialismo dei Cinquestelle e il garantismo della Lega, o meglio la sua insofferenza verso certa magistratura”. Quindi Salvini rischia di andare incontro a qualche rogna? “Le rischia” per Martelli, anche se l'ex esponente socialista ritiene che il leader leghista “abbia intravisto delle divisioni nella magistratura e voglia cavalcarle”. “I giudici – chiosa Martelli – sono spaccati come non mai, e una parte di loro sta con Salvini”.

Da 1 a 10 quanto bisogno c'è di una riforma della giustizia? “Dieci” risponde l'ex ministro, che aggiunge: “Ma servirebbe la volontà politica di una larghissima maggioranza parlamentare coesa per imporsi sulla magistratura politicizzata. In passato era impossibile”. E oggi? “Ormai il partito dei giudici è diventato il M5s. Il che fa molto più comodo ai magistrati: i grillini hanno un dna manettaro e poi sono poco preparati, quindi più disponibili ad accogliere acriticamente i suggerimenti delle toghe”.