Sui Treasury Usa in arrivo la "seconda ondata" di rendimenti in rialzo

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Mark Holman, CEO di TwentyFour Asset Management (gruppo Vontobel), non sarebbe sorpreso di vedere i rendimenti sfondare il 2%, perché, a differenza della Fed, il mercato non aspetterà di avere "le prove" sull’inflazione

Tutti si interrogano sull’inflazione per capire quando potrebbe emergere nei dati economici. Le imprese infatti devono pianificare gli aumenti dei prezzi e dei salari e considerare quanto dureranno le pressioni sugli input. E i dati potrebbero sorprendere al rialzo in un futuro molto prossimo, anche se le forze disinflazionistiche ala lavoro da anni probabilmente eviteranno che la situazione vada fuori controllo, ma ad un certo punto, all'inizio o alla metà del 2022, le ‘prove’ dell’inflazione saranno registrate dai numeri.

LA FED PUÒ ASPETTARE MA I MERCATI NO

Lo sostiene Mark Holman, CEO di TwentyFour Asset Management, osservando che mentre la Fed può aspettare di vedere le prove, i mercati non lo faranno, e quindi si aspetta che una "seconda ondata" di vendite di Treasury avvenga ben prima di allora. Holman ‘non sarebbe sorpreso’ di vedere il rendimento dei Treasury a 10 anni sfondare il 2% prima della fine di quest'anno, quando una seconda ondata di vendite diventerà ancora una volta una caratteristica del mercato.

TASSI FATTORE DI RISCHIO

Tassi e inflazione sono stati i principali fattori di rischio in un primo trimestre molto movimentato e difficile, che ha visto i rendimenti dei decennali passare da appena lo 0,9% a quasi l'1,75%, infliggendo perdite alla maggior parte del mondo del reddito fisso. Il rialzo dei tassi è diventato anche la principale fonte di rischio in altre asset class, limitando quello che avrebbe potuto essere un trimestre molto più forte per i rendimenti. In aprile, dopo molte rassicurazioni della Fed, i Treasury hanno cominciato a stabilizzarsi inaugurando un ampio rally del rischio, ma gli investitori temono ancora che la storia possa riemergere, e Holman si dice d'accordo.

INFLAZIONE NON ANCORA PREZZATA

Holman non è invece d’accordo che una quantità ragionevole di inflazione sia già prezzata nei rendimenti dei Treasury, che invece scontano un rimbalzo prolifico dell'attività economica nella seconda metà del 2021, grazie al rapido dispiegamento del vaccino che negli Stati Uniti ha cambiato le carte in tavola, facendo partire una ripresa non coerente con rendimenti così bassi. Holman vede anche prezzata nei Treasury l'inflazione transitoria derivante dall’aumento dei prezzi dell'energia. La Fed ha detto chiaramente che sarà tollerante sull'inflazione ma gli investitori sanno ad un certo punto dovrà diminuire il ritmo dello stimolo, anche se vuol vedere maggiori certezze sulla creazione di posti di lavoro.

RENDIMENTI ANCORA BASSI

Secondo Holman in ogni caso è abbastanza chiaro è che all'1,6%, i rendimenti a 10 anni non stanno prezzando gran parte dell'inflazione, destinata a spingerli più in alto e alla fine a indurre la Fed ad aumentare il tasso dei Fed Funds. Quando l’inflazione inizierà a manifestarsi, i rendimenti dei Treasury sembrano avere poca protezione ai livelli attuali, e la prossima ondata di vendite potrebbe spingerli ancora più in alto. Secondo Holman il ritmo della ripresa è così diverso dai precedenti da mettere molta pressione sulle imprese per rispondere ai nuovi livelli di domanda.

PRESSIONI SULLE AZIENDE

Di conseguenza, secondo Holman, stiamo vedendo una chiara pressione sui prezzi e le imprese non hanno paura di rispondere. "Tutte le aziende con cui investiamo in TwentyFour investe stanno rispondendo alle pressioni sui prezzi degli input, ai cambiamenti nella domanda o alla “rottura” della catena di fornitura, e la capacità di muovere i prezzi di conseguenza è ora una questione centrale per tutte. La pressione dei prezzi verso l'alto che vediamo oggi è probabilmente maggiore di quella vista durante tutto il ciclo precedente, o al massimo, le prospettive sono incerte", conclude Holman.

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