Suicidio assistito, da domani parola alla Consulta

Fcz/cro

Milano, 23 set. (askanews) - Undici mesi non sono bastati: il periodo di tempo concesso dalla Corte Costituzione al Parlamento per legiferare in materia di suicidio assistito e fine vita è trascorso invano. Complice anche la crisi del governo giallo-verde, che ha portato alla nascita del nuovo esecutivo a tradizione Pd-M5S, nessun provvedimento è stato adottato per colmare un vuoto normativo tutto italiano. Così il caso di Marco Cappato torna all'esame della Corte Costituzionale. L'udienza pubblica è fissata per domani, 24 settembre, ore 9.30: la decisione dei giudici della Consulta difficilmente nella stessa giornata, nel pomeriggio, e - vista la concomitanza di altre udienze - slitterà a mercoledì pomeriggio o giovedì.

Il nodo giuridico da sciogliere è quello della legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicido che, per una norma che risale al 1930, nel Codice penale italiano è equiparato a quello di istigazione al suicidio.

Furono i giudici della Corte d'Assise di Milano, al termine del processo contro l'esponente, a sollevare davanti alla Consulta una questione di legittimità costituzionale sull'articolo 580 del Codice penale. Ma, a sorpresa, nell'udienza del 24 ottobre 2018, anzichè affrontare la questione nel merito, i giudici costituzionali decisero di rimettere il caso nelle mani della politica. Sospendendo il giudizio per un periodo di 11 mesi - termine che scade, appunto, il 24 settembre - proprio "per consentire in primo luogo al Parlamento di intervenire con un'appropriata disciplina" sul fine vita, rivendendo "l'attuale assetto normativo" che "lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti". Ecco perchè la decisione fu quella "di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell'articolo 580 codice penale all'udienza del 24 ottobre 2019". Un appello ingnorato dalla politica e dunque caduto nel vuoto.

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