Suicidio assistito di Elena, malata di cancro: Cappato si autodenuncia in caserma

Suicidio assistito di Elena, malata di cancro: Cappato si autodenuncia in caserma. (Photo by Mario Cartelli/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)
Suicidio assistito di Elena, malata di cancro: Cappato si autodenuncia in caserma. (Photo by Mario Cartelli/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Marco Cappato si è presentato alla stazione dei carabinieri di via Fosse Ardeatine a Milano per autodenunciarsi per il reato di aiuto al suicidio.

Il tesoriere della Fondazione Coscioni ha accompagnato in una clinica di Basilea, in Svizzera, la signora Elena, una donna di 69 anni della provincia di Venezia affetta da una patologia oncologica polmonare irreversibile con metastasi, che ha ricorso al suicidio assistito, legale nel Paese elvetico.

“Cinque anni fa in questa stessa caserma dei carabinieri ero andato a raccontare le modalità dell’aiuto a dj Fabo", ha dichiarato Cappato ai giornalisti: "Da lì è iniziato un percorso giudiziario che ha portato alla legalizzazione dell’aiuto al suicidio in Italia ma solo per un tipo di malati".

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Il caso di Elena non rientra tra quelli contemplati dalla Corte Costituzionale in tema di suicidio medicalmente assistito. La 69enne, infatti, non era tenuta in vita da “trattamenti di sostegno vitale", che è una delle condizioni previste dalla sentenza del 2019, quella sul caso Cappato\Dj Fabo, per l'accesso al suicidio assistito in Italia.

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"Elena aveva ricevuto la diagnosi di microcitoma polmonare a inizio luglio 2021”, ha spiegato l’associazione Coscioni dopo aver annunciato la morte della donna. "Da subito i medici mi avevano detto che avrei avuto poche possibilità di uscirne. Dopo tentativi di cure, mi era stato detto che c'erano pochi mesi ancora di sopravvivenza, con una situazione che, via via, sarebbe diventata sempre più pesante", ha raccontato Elena nel suo ultimo video.

"Sono sempre stata convinta che ogni persona debba decidere sulla propria vita e debba farlo anche sulla propria fine, senza costrizioni, senza imposizioni, liberamente, e credo di averlo fatto, dopo averci pensato parecchio, mettendo anche in atto convinzioni che avevo anche prima della malattia”, ha dichiarato la donna in un ultimo video. “Avrei sicuramente preferito finire la mia vita nel mio letto, nella mia casa, tenendo la mano di mia figlia e la mano di mio marito. Purtroppo questo non è stato possibile e, quindi, ho dovuto venire qui da sola".

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"Il Parlamento - ha proseguito il tesoriere dell'Associazione Coscioni - avrebbe potuto subentrare in questi anni, la Corte Costituzionale lo ha chiesto a più riprese, cinque anni fa non c’è stata nessuna risposta da parte del Parlamento, della politica, dei capi, dei grandi partiti di questo paese. A noi come associazione Luca Coscioni pare evidente che c'è una discriminazione costituzionale tra malati".

In seguito all’autodenuncia di Cappato, la Procura potrebbe aprire un fascicolo di indagine nelle prossime settimane.

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