Suicidio assistito, Fnomceo: responsabilità non ricada sui medici

Red/Gtu

Roma, 25 set. (askanews) - Cresce l'attesa per la decisione della Corte Costituzionale sulla punibilità dell'aiuto al suicidio, intanto la Fnomceo, Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, ribadisce: "La responsabilità non ricada sui medici", rinnovando l'appello - in caso la Consulta decida la depenalizzazione - affinché comunque "lo Stato tuteli l'obiezione di coscienza". E anzi i medici chiedono "che sia un rappresentante dello Stato a prendere atto della sussistenza di tutte le condizioni, certificate ovviamente dai medici, e a procurare al paziente il farmaco che dovrà assumere".

"Nel merito, non possiamo che ribadire la nostra posizione - spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli - è chiaro, ed esposto dall'articolo 3 del Codice di deontologia medica, il principio fondamentale su cui regge la nostra professione: 'dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana'".

E "questa affermazione porta con sé almeno due corollari: il primo è che, da sempre, i medici vedono nella morte un nemico e nella malattia un'anomalia da sanare, mai si è pensato che la morte potesse diventare un alleato, che potesse risolvere le sofferenze della persona. Se oggi la Consulta decidesse per una depenalizzazione dell'aiuto al suicidio, verrebbe capovolto questo paradigma. E le ripercussioni non riguarderebbero solo i medici e le altre professioni sanitarie: il meccanismo che porta ad accompagnare una persona verso il suicidio coinvolge l'intera società".(Segue)