Conte fa le barricate sul bilancio Ue e stavolta la maggioranza c'è

Italian Premier Giuseppe Conte, left, listens to Senator Mario Monti as Minister for European Affairs, Vincenzo Amendola, sits at right, at the Senate, in Rome, Wednesday, Feb. 19, 2020. (Roberto Monaldo/LaPresse via AP) (Photo: ASSOCIATED PRESS)

“L’Italia è perfettamente consapevole di essere parte della casa comune europea ma non siamo disposti ad accettare, in nome di una rapida conclusione del negoziato, un bilancio insufficiente per le esigenze dei nostri cittadini. Sarebbe una sconfitta non tanto contabile, ma politica”. Nell’informativa al Senato prima del Consiglio Europeo straordinario di domani a Bruxelles, Giuseppe Conte riscalda l’arringa contro la proposta del presidente del Consiglio Europeo Charles Michel sul bilancio europeo. “Inadeguata”, dice, godendosi questo raro momento di unità della maggioranza di governo. La risoluzione contro il piano Michel passa con 150 sì, 101 no e 13 astensioni. Pure Matteo Renzi è d’accordo: “Questo non è un bilancio, è una visione”.

A Bruxelles, la stazione metro Schuman, che di solito è chiusa per ragioni di sicurezza quando si riunisce il Consiglio europeo nel vicino ‘Europa Building’, resterà chiusa da giovedì a sabato. È la conferma ufficiale ai rumors di palazzo, che descrivono il Consiglio europeo straordinario di domani sul bilancio pluriennale dell’Ue come un vertice destinato ad entrare nel Guinness dei primati per durata. “Complesso”, dice Conte. Potrebbe infatti durare anche tre giorni, malgrado la determinazione di Michel di raggiungere un accordo tra gli Stati membri. Ma la sua proposta, un tetto pari a 1,074% del Reddito Nazionale Lordo, non piace né agli Stati memrbi, a partire dal governo italiano, né all’Europarlamento.

Proprio nel ‘no’ alla proposta Michel, la litigiosa maggioranza del Conte II ritrova un barlume di compattezza con la risoluzione approvata oggi in Parlamento. Persino il senatore a vita Mario Monti è dalla parte di Roma e non di Bruxelles. E anzi l’ex premier invita il governo a usare il suo “potere di veto” per fermare la proposta Michel. Probabilmente non ce ne sarà bisogno, in quanto, come ammette lo stesso Monti, l’Italia non sarà la sola a “manifestare delle riserve”. 

“Riteniamo la proposta di Michel sul bilancio pluriennale dell’Ue non adeguata: andremo a Bruxelles con una posizione non positiva”, anticipava ieri il ministro agli Affari europei Enzo Amendola al termine della riunione di maggioranza sul programma. “Abbiamo discusso del quadro pluriennale, Green new deal, conferenza sul futuro dell’Europa. Su tutti i negoziati la maggioranza ha una visione comune che presentiamo domani in Parlamento”.

Si tratta del bilancio dei prossimi sette anni dell’Unione, 2021-2027. Sono le voci di spesa per gli storici fondi di coesione, le politiche agricole, cioè le questioni che interessano maggiormente i paesi del sud e dell’est Europa. Ma da quest’anno il bilancio riguarderà anche la priorità della nuova legislatura europea: il Green deal piantato come ‘bandiera’ della nuova Commissione dalla presidente Ursula von der Leyen. Sette miliardi e mezzo infatti andranno a finanziare il fondo per la transizione giusta che servirà alle aree dell’Ue più indietro nella riconversione ambientale, soldi cui si aggiungeranno 500mld di risorse aggiuntive che dovrebbero essere mobilitate dalla Banca per gli investimenti europei. Senza intesa sul Bilancio, tutto va in fumo.

 “Sulla rubrica di spesa dedicata alla Politica agricola comune nutriamo varie perplessità per la riduzione del Fondo per lo sviluppo rurale, che contribuisce, in modo determinante, alla modernizzazione del settore agricolo e agli obiettivi ambientali dell’Unione europea”, dice Conte. “Inoltre, non vengono precisate le dotazioni per altri due strumenti di particolare importanza per il nostro Paese: il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e il Programma ‘Life’, che tutela la natura e le biodiversità”. La parola d’ordine: “L’Italia, che è un Paese contributore netto, non è disponibile ad accettare un compromesso ad ogni costo, anche se il saldo netto negativo diminuirà sensibilmente”, passando da ”-0,27% del reddito nazionale lordo dell’Europa a 27, pari a circa 4,6 miliardi di contributo netto annuale, a -0,17% pari a circa 3 miliardi”.

La proposta di Michel divide il Consiglio europeo ed è giudicata poco ambiziosa anche dalla maggioranza all’Europarlamento, che ha l’ultima parola sulla questione e minaccia di bocciare un bilancio non in linea con le aspettative. Ieri Michel ha incontrato i presidenti dei gruppi politici del Parlamento europeo, insieme al presidente David Sassoli.

“Siamo ancora lontani da una proposta accettabile”, dice Sassoli. “Al momento ci dividono 230 miliardi”, continua in riferimento allo scarto che c’è tra la proposta del Consiglio e quella dell’Europarlamento, che chiede un tetto pari a 1,30 per cento del reddito nazionale lordo. “Il Parlamento europeo – dice la presidente dei Socialisti&Democratici Iratxe Garcia - ha avanzato una proposta molto ragionevole per garantire il giusto supporto finanziario allagenda per la nostra idea di Europa. I quattro maggiori gruppi politici dellAssemblea sono compatti nel rifiutare qualsiasi proposta di budget che possa mettere in discussione il buon esito delle politiche necessarie ai cittadini. Ho già detto al presidente Michel che ci attendiamo un atteggiamento diverso e più collaborativo da parte dei leader del Consiglio”.

Anche la stessa Commissione europea si aspettava di più dagli Stati membri, sebbene la sua proposta sia inferiore a quella dell’Eurocamera (1,11 per cento). E anzi vorrebbe abolire il sistema dei ‘rebates’, i rimborsi accordati a Germania, Svezia, Austria, Regno Unito. Tra l’altro, con la Brexit, verrà a mancare il contributo dei britannici: 10-12 miliardi di euro l’anno.

Domani Conte verrà a Bruxelles per esprimere la posizione contraria di Roma e trattare. La proposta di Michel in sostanza premia le insistenze dei paesi che, in gergo diplomatico europeo, vengono definiti ‘frugali’, cioè quelli del nord ricco. Sul bilancio pluriennale le trattative sono sempre state lunghe, anche sette anni fa. Ma stavolta si annuncia tempesta. Il vertice di dopodomani potrebbe durare tre giorni: a oltranza, giorno e notte a trattare. E se non si trova un’intesa si parla già di un’ennesima riunione ad aprile: il consiglio europeo di fine marzo ha già un’agenda troppo piena.

Ma si rischia l’incidente. Non solo con l’Europarlamento che minaccia battaglia. A luglio inizia la presidenza di turno tedesca e la Germania non vorrebbe ritrovarsi in prima fila a tessere trattative sul bilancio, per Berlino è meglio chiuderlo prima. Anche perché in questa storia anche i tedeschi stanno dalla parte dei ‘frugali’.

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