Sul ddl Zan la mediazione a randellate non ha funzionato

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ROME, ITALY - 2021/06/26: People dance during the universal demonstration in celebration of Rome Pride for the rights of the LGBT community. (Photo by Gennaro Leonardi/Pacific Press/LightRocket via Getty Images) (Photo: Pacific Press via Getty Images)
ROME, ITALY - 2021/06/26: People dance during the universal demonstration in celebration of Rome Pride for the rights of the LGBT community. (Photo by Gennaro Leonardi/Pacific Press/LightRocket via Getty Images) (Photo: Pacific Press via Getty Images)

Va tutto come previsto, e la previsione era già quella di una maggioranza completamente spaccata, di battibecchi e veleni, di sospetti e illazioni, ma per arrivarci quanta fatica. Una giornata di riunioni e contatti, di muri inscalfibili e accuse reciproche, conclusa con il ddl Zan che arriverà nell’aula del Senato il 13 luglio senza accordo tra le forze che sostengono il governo, in balia delle tattiche parlamentari, di emendamenti trappola e, soprattutto, dei voti segreti.

Per tutto il giorno la Lega invoca il compromesso, il capogruppo Massimiliano Romeo esce dall’ultima riunione, quella che certifica il fallimento della mediazione, costernato: “Ce l’abbiamo messa tutta”. Poi in Aula cambia un tantinello il registro comunicativo: “Se si vogliono introdurre logiche di mercato, come il genere neutro, che rende più facile vendere lo smalto nero agli uomini, allora noi non ci stiamo”.

Mentre i pontieri cercano invano un accordo, nel deserto di Palazzo Madama rimbomba l’eco della polemica del giorno. È quella tra Chiara Ferragni e Matteo Renzi. L’imprenditrice: “Che schifo che fate politici”. Il leader di Italia viva si sente chiamato in causa: “La politica, cara Ferragni, si misura sulla capacità di cambiare le cose, non di prendere like”. Arriva Fedez a gamba tesa: “Stai sereno Matteo, c’è tempo per spiegare quanto sei bravo a fare la pipì sulla testa degli italiani dicendogli che è pioggia”.

Andrea Ostellari, presidente leghista della commissione Giustizia, riunisce tutti alle 11 a Palazzo Giustiniani per sfoderare la sua mediazione. Cambiati cinque articoli su dieci, sparisce la definizione identità di genere. Davide Faraone, capogruppo di Iv, si infila: “È un buon punto di partenza”. Chiede il rinvio di 24 ore sul voto sul calendario, il Carroccio ovviamente va dietro e rilanc...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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