Sul fronte della libertà di stampa l'Italia perde 17 posizioni

RIA Novosti / Sputnik / Sputnik via AFP

AGI - La pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina stanno impattando negativamente sulla libertà di informazione e la sorte dei giornalisti, pesantemente sotto attacco in Russia, in Cina e in generale nell'intero continente asiatico. A lanciare l'allarme in occasione della Giornata mondiale della stampa è l'organizzazione Reporter senza frontiere (Rsf) che pubblica la sua classifica 2022 sullo 'stato di salute' dell'informazione e l'esercizio della professione in 180 Paesi nel mondo. Globalmente Rsf ha riscontrato un forte peggioramento della libertà di stampa, in particolare in quasi tutto il continente asiatico, classificato in una situazione "molto grave".

Mosca osservata speciale

Nel giro di un anno ben 12 Paesi asiatici sono entrati in questa cerchia nera, che non è mai stata così grande e di cui, tra gli altri, fanno parte Afghanistan e Bielorussia. La Cina è al 175mo posto della classifica, confermandosi come un regime sempre più repressivo, anche se a fare peggio è la Corea del Nord, al 180mo posto. La brutta pagella a Pechino è motivata dalla decisione del potere di privare la popolazione di informazioni dal resto del mondo in piena pandemia.

La Russia, osservata speciale dall'inizio dall'invasione dell'Ucraina lo scorso 24 febbraio, si attesta al 155mo posto, in calo di cinque posizioni rispetto al 2021, con una votazione di 38,82 punti contro 51,29 lo scorso anno.

Tutti gli indicatori sono rossi per una situazione molto critica della libertà d'informazione già da anni che si sta ulteriormente deteriorando e ampliando nel contesto della guerra con Kiev. I principali motivi di preoccupazione e criticità da parte di Rsf riguardano la massiccia propaganda del regime e la sua repressione delle voci dissidenti.

I media indipendenti russi sono stati costretti a chiudere, tra cui l'emblematica Novaya Gazeta, direttore da Dmitry Muratov, Nobel per la Pace. Più di 200 giornalisti indipendenti hanno dovuto lasciare il Paese per cercare di fare informazione in esilio. Per chi è rimasto in patria e cerca di fare il proprio lavoro - tra cui Tatiana Felgengauer in passato all'Eco di Mosca - è assolutamente vietato dalle autorità russe pronunciare la parola guerra, pubblicare indagini indipendenti, comunicare bilanci umani e materiali del conflitto, per evitare di essere arrestati e finire in carcere.

Norvegia, Danimarca e Svezia le virtuose

I primi tre posti della classifica Rsf sono stati assegnati a Norvegia, Danimarca e Svezia. Alla Germania va il 16mo posto mentre la Francia guadagna ben otto posizioni, al 26mo rango. Gli Stati Uniti arrivano alla 42ma posizione, l'Italia alla 58ma (l'anno scorso era 41esima), il Giappone alla 71ma, l'Algeria alla 134ma. In fondo all'Index si trovano Iran, Eritrea e Corea del Nord.

Al di là dei regimi autoritari, nel suo rapporto Rsf esprime preoccupazione per una deriva sempre più manifesta nei Paesi democratici, definita come "Fox Newsisation dei media", neologismo che richiama all'emittente televisiva Usa. "La polarizzazione mediatica rafforza e alimenta le divisioni all'interno della società" ha denunciato l'organizzazione, facendo notare che "le crescenti tensioni sociali e politiche vengono accelerate dai social network e dai nuovi media di opinione, in particolare in Francia".

Secondo Rsf, lo sviluppo sempre maggiore dei media di opinione amplifica e banalizza l'informazione. "E' un pericolo fatale per le democrazie perchè mina le basi dell'armonia civile e di un dibattito pubblico tollerante" ha dichiarato Christophe Deloire, segretario generale di Rsf. L'Ong chiede pertanto un "New Deal" per il giornalismo e "un quadro giuridico adeguato, compreso un sistema di protezione degli spazi d'informazione democratici".

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