Sul palco no green pass anche il giudice Giorgianni: "Lascio la toga per il popolo sovrano"

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- (Photo: Fb)
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“Oggi il popolo sovrano ha dato il preavviso di sfratto a coloro che occupano abusivamente i palazzi del potere...per loro vogliamo una nuova Norimberga”. Parole sentite, di questi tempi, durante le manifestazioni dei no vax e dei no green pass. Saranno state ripetute più volte anche il 9 ottobre, a piazza del Popolo, prima che un gruppo dei manifestanti si staccasse per andare all’assalto della sede nazionale della Cgil. A pronunciarle, però, proprio da quel palco non è stato un cittadino qualsiasi. L’invito a una nuova Norimberga con il governo sul banco degli imputati - “per i morti che hanno causato, per le privazioni, per i nostri figli e per la sofferenza” urla dal palco di piazza del Popolo, tra gli applausi e le acclamazioni - arriva da un magistrato in servizio. Angelo Giorgianni, gli appassionati del genere ricorderanno il suo nome perché è l’autore del libro che ammiccava al complottismo di cui Nicola Gratteri aveva fatto la prefazione, era lì, davanti a Giuliano Castellino, ad arringare la folla, come se fosse la cosa più naturale da fare. Come se il suo ruolo fosse una ragione in più per inveire contro il governo e urlare contro il green pass.

Non è nuovo a queste esternazioni Giorgianni, attualmente in servizio alla corte d’Appello di Messina, basta guardare i suoi social per farsi un’idea. Un presente da complottista sul Covid, un passato anche in politica. Il magistrato è stato senatore tra il ’96 e il 2001, nonché sottosegretario all’Interno per il governo Prodi. Fu costretto alle dimissioni per la vicenda ricordata come “il verminaio di Messina”, per la quale sarà poi assolto. Era la fine degli anni ’90, un’altra era. Giorgianni ha indossato di nuovo la toga, ha lavorato a lungo in Sicilia, dove è ancora in attività. O, almeno, lo è stato fino a pochi giorni fa. Perché, proprio dal palco dei no green pass ha urlato le seguenti parole: “E a coloro che dicono che la mia posizione è incompatibile con il popolo dico: ’Io tra voi e il popolo scelgo il popolo sovrano. E lascio la toga. Lascio la toga”. Non basta urlare le dimissioni da piazza del Popolo per smettere di essere magistrato, però. Quella dell’addio anzitempo alla carriera - Giorgianni ha 66 anni - è un iter complesso, che passa anche dal Csm e dal ministero della Giustizia. Gli stessi organi che non hanno preso nessuna iniziativa mentre, in questi lunghi mesi, il magistrato emetteva sentenze nel nome del popolo italiano e, nel mentre, urlava sostanzialmente al complotto.

Oggi dice di voler lasciare la toga per seguire “il popolo sovrano”. Deve aver cambiato idea rispetto alle sue recenti intenzioni. Mentre urlava alla dittatura sanitaria e definiva - alla Camera, non al bar - la pandemia “uno strumento di ingegneria sociale”, Giorgianni si proponeva come procuratore capo di Caltanissetta, un ufficio importante perché - tra l’altro - ha competenza sui magistrati di Palermo. Furono gli uffici, per fare un esempio, che indagarono sull’omicidio di Falcone e Borsellino. Prima che decidesse di lasciare la toga, comunque, la commissione competente Csm a Giorgianni aveva già preferito un altro nome: quello di Salvatore De Luca, attuale procuratore aggiunto di Palermo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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