"Un'operazione verità sul Risorgimento, non è esistito un Sud passivo"

Stefano Baldolini
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Garibaldi (Photo: getty)
Garibaldi (Photo: getty)

Le fake news non risparmiano neanche l’unità d’Italia. Con il rischio di creare nuove divisioni e il solito qualunquismo. E di costruire una falsa verità, come quella di un Risorgimento imposto dal Nord e non condiviso con l’anima meridionale. Lo sostiene Dino Messina, firma del Corriere e autore di libri storici nel suo Italiani per forza. Le leggende contro l’unità d’Italia che è ora di sfatare (Solferino).

”Una inchiesta giornalistica sull’unità d’Italia” che celebra i 160 anni il 17 marzo prossimo, e che già nel 150esimo, ha visto “una vasta pubblicistica e tante iniziative anti unitarie, tradizionalistiche, cosiddette neoborboniche. Con contenuti a volte legittimi, a volte inventati”. Dino Messina, lucano ma da 50 anni a Milano, tanto “da non sapere più cosa sia ora”, ci tiene a dire che “non è sua intenzione demonizzare la visione tradizionalista dei neoborbonici, ma un lavoro per ristabilire la verità dei fatti”.

Il primo dei luoghi comuni da sfatare è che l’unità d’Italia sia stata imposta dall’alto.

Non c’è un Sud passivo che si sottomette a una guerra di conquista da parte del Nord. Dalla consorteria napoletana riunitasi a Torino attorno a Cavour che avrebbe imposto al Meridione la ‘regola’ piemontese. In parte è vero che la guerra di conquista c’è stata, però è altrettanto vero che il regno borbonico era già attraversato da una forte corrente unitaria, liberale, costituzionale. Dalla rivoluzione partenopea del 1799, al 1860, come ha sostenuto lo storico Carmine Pinto, c’è stata una lunga guerra civile durata 60 anni segnata anche da aperture costituzionali poi soffocate, come nella repressione del 1848. Questo conflitto interno alla società meridionale si innesta sulla imp...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.