Sul treno semivuoto che porta nella zona blindata

Francesca Venturi

Sul treno fantasma che porta dalla zona “libera" a quella “chiusa" i viaggiatori sono distribuiti a una certa distanza. Del resto non sono molti e le società che gestiscono le linee ad alta velocità (nel nostro caso Italo) hanno annullato diversi treni della tratta Milano – Roma e viceversa negli ultimi giorni di allarme crescente.

Il treno è quindi pochissimo affollato e fra un passeggero e l'altro c'è molto più spazio del metro previsto dal decreto che ha chiuso il Nord. Pochi hanno voglia di parlare, nessuno è veramente contento di andare a “rinchiudersi" in un contesto pieno di limitazioni alla propria libertà, per quanto si tratti di un ritorno a casa, ma con il passare dei giorni le persone sono sempre più convinte che forse qualche comportamento bisogna cambiarlo se non si vuole rischiare la catastrofe.

“Non capisco dove hanno la testa quelli che hanno preso d'assalto i treni per scappare da Milano la notte scorsa – dice Maria, una giovane viaggiatrice di ritorno a Milano da Roma dopo un fine settimana da amici - mi pare che dimostrino un grande egoismo. Loro sono giovani e al massimo se la cavano con un paio di settimane senza poter uscire, o pochi giorni a letto con l'influenza. Ma se tornano a casa, magari al Sud, per stare in famiglia e andare a pranzo dai nonni anziani, mettendoli a rischio, allora sono proprio incoscienti: non hanno nessuna coscienza civica”.

“Ieri – racconta Saverio, 50enne impegnato a scrivere sul suo pc e seduto accanto alla moglie – abbiamo visitato i Musei Vaticani e la Cappella Sistina: una meraviglia, nessuna coda all'ingresso e pochi visitatori, molte mascherine. Una situazione surreale, e ora per chissà quanto tempo non si potrà più visitare nessun museo!”.

“Sarei rimasto volentieri a Roma – dice il trentenne Gianni togliendo le cuffiette – ma vivo in provincia di Milano e non posso permettermi di stare fuori anche se abito da solo. E poi certo non posso perdere giorni di lavoro: capisco l'emergenza del coronavirus, ma devo guadagnarmi da vivere”.

Il decreto varato nella notte prevede che dalla “zona rossa” del Nord Italia non si possa uscire ma che neanche ci si possa entrare, fatto salvo il diritto dei residenti che si trovavano fuori casa a rientrare al proprio domicilio. Nessun controllo viene però  fatto sui passeggeri ne' alla stazione di partenza di Roma Termini, né a quella di arrivo di Milano centrale, nonostante la presenza di forze dell'ordine e l'assenza della consueta folla domenicale. L'aspetto della Stazione milanese è insolito per una domenica pomeriggio, con le scale mobili e i punti di accesso ai binari semideserti.

Il treno fila veloce nella assolata campagna di una domenica pre-primaverile, in cui in tempi normali si celebra la festa della donna con mimose e cortei. A Milano, annuncia il capotreno, arriveremo puntuali e ci aspetta un tempo sereno e 15 gradi. Ma nessuno accoglie con troppo entusiasmo l'informazione: chissà, ci chiediamo tutti, come cambierà la nostra vita nel prossimo mese da “reclusi in zona rossa".