Sulla Germania cala l'ombra della recessione

alessandro galiani

La Germania è a un bivio. Un autunno di fuoco attende il Paese, con lo spettro della recessione dietro l'angolo e tre sessioni elettorali nell'est del paese, tra settembre e ottobre, dove il rischio è quello di un'affermazione dell'ultradestra dell'Afd, che non ha grandi chance a livello federale, ma che nei Laender dell'Est è molto forte. Per far fronte a questa duplice minaccia, ma soprattutto per contrastare il rallentamento dell'industria tedesca, frenata dalle tensioni commerciali tra Cina e Usa e dall'indebolimento delle sue esportazioni, il vice cancelliere e ministro delle Finanze, il socialdemocratico Olaf Scholz, si è detto a pronto a erogare fino a 50 miliardi di euro di stimoli qualora si dovessero registrare ulteriori segnali di rallentamento.

Secondo le indiscrezioni stampa, Scholz ha assicurato che Berlino ha la capacità di contrastare qualsiasi crisi economica futura "con piena forza". Ed è difficile pensare che il ministro delle Finanze tedesco, fino ieri considerato uno dei più decisi fautori del pareggio di bilancio, abbia deciso una simile mossa senza consultarsi con la cancelliera Angela Merkel, la quale peraltro, la settimana scorsa, aveva detto che se al momento non c'è bisogno di altri stimoli, il governo è pronto a intervenire qualora la situazione economica dovesse peggiorare.

L'allarme della Bundesbank

Lo spettro della recessione in Germania è diventato un rischio concreto. Dopo la piccola contrazione dello 0,1% del Pil nel secondo trimestre la maggior parte degli esperti ritiene quasi inevitabile un calo anche nel terzo, che porterebbe la prima economia europea in recessione tecnica. L'allarme è arrivato anche dalla Bundesbank, secondo cui è possibile che il Pil abbia continuato a scendere anche nei mesi estivi e che quindi una recessione nel terzo trimestre è da mettere in conto.

ùLa vocazione all'export dell'industria manifatturiera tedesca, che pesa quasi il 50% del Pil, rende il Paese particolarmente fragile in questa fase di forti tensioni commerciali tra Usa e Cina e di rallentamento dell'economia mondiale. La produzione industriale, e in particolare quella manifatturiera, auto in testa, arretra. L'export a giugno è affondato dell'8% e non si prevedono inversioni di tendenza a breve, viste le difficoltà del negoziato commerciale tra Pechino e Washington. 

Scholz, un socialdemocratico atipico

Soprannominato "Scholz-il-robot", nel marzo 2018 Merkel lo ha chiamato a sostituire Wolfgang Schaeuble all'Economia, nonostante provenisse dalle fila della Spd. Lui ha risposto all'appello difendendo la filosofia del pareggio di bilancio, che è il contrario del tradizionale keynesismo socialdemocratico. Ora, sotto i colpi del rallentamento della locomotiva tedesca, Scholz sembra però aver smesso gli abiti del socialdemocratico atipico e rimesso quelli del socialista vecchio stampo, lanciando la proposta di spendere 50 miliardi di euro per rilanciare l'economia.

"La frenata dell'economia tedesca - ha spiegato l'economista Luigi Guiso all'Agi - costringerà Berlino a un mutamento di politica economica, i tedeschi dovranno espandere il loro budget e non potranno più dire agli altri Paesi europei, Italia inclusa, che devono contenere le spese e che non possono fare politica espansiva sui loro budget. Questo cambierà la filosofia della politica fiscale in Europa". Insomma, la proposta rappresenta il primo passo verso una riapertura dei cordoni della borsa del bilancio federale e l'iniziativa è stata presa da Scholz appena due giorni dopo aver presentato la sua candidatura alla segreteria della Spd, il cui congresso è fissato a ottobre.

"Se volete, sono pronto a scendere in campo", ha comunicato Scholz, secondo quanto rivela Der Spiegel, che ricorda anche come il vice cancelliere ed ex sindaco di Amburgo, sia uno dei piu' attivi fautori della Grande coalizione, l'alleanza tra Cdu/Csu e Spd che attualmente governa la Germania, nonché un esponente dell'ala moderata della Spd, inviso alla sinistra tedesca. Con Scholz salgono a 10 gli aspiranti successori di Andrea Nahles.

I sondaggi danno la Spd in calo, mentre i Verdi raggiungono la Cdu

Secondo gli ultimi sondaggi l'Unione cristiano-democratica di Angela Merkel in Germania perde un punto percentuale attestandosi al 25% dei consensi, con i Verdi che la tallonano al 24%. I socialdemocratici e l'Afd si attestano al 13%, i liberali dell'Fpd mantengono il 9% mentre il partito della sinistra, la Linke, si accontenta dell'8%. La Spd, che è il secondo pilastro del governo di Grande coalizione della Merkel, è dunque in difficoltà e tra settembre e ottobre in Germania sono attesi tre confronti elettorali regionali, tutti concentrati nell'est. Il primo settembre si voterà in Sassonia e in Brandeburgo e il 27 ottobre in Turingia. In Sassonia e in Brandeburgo l'estrema destra dell'Afd ha buone probabilità di diventare il primo partito, proprio a scapito della Spd. Dunque la proposta di Scholz arriva a proposito, non solo per far fronte all'incombente recessione ma anche per rafforzare il partito socialdemocratico in vista di queste importanti contese elettorali.