Sulla legge elettorale ora si discute di soglie e liste

Serenella Ronda

Scelto il sistema elettorale, un proporzionale corretto, ora la maggioranza di governo dovrà definire gli altri tasselli del puzzle. Che, poi, sono quelli più importanti: soglia di sbarramento, lunghezza delle liste (corte per Pd e Iv), preferenze o listini bloccati. Insomma, l'architrave della nuova legge elettorale. E qui la strada non è tutta in discesa.

Le posizioni di partenza non collimano: il Pd, dopo aver ceduto obtorto collo al maggioritario e, quindi, anche al doppio turno, non intende cedere su un meccanismo che impedisca la frammentazione, che sia una soglia di sbarramento nazionale alta (l'ipotesi è il 5%) o dimensioni delle circoscrizioni tali da evitare il proliferare di partiti e partitini.

La soglia per entrare in Parlamento

Il nodo da sciogliere, dunque, resta quello della soglia di sbarramento. E sul punto i dem la vedono in maniera difforme da Iv e Leu. La posizione di M5s, invece, è meno categorica, anche se non si distanzia molto da quella dei dem. Viene infatti ricordato che già nella scorsa legislatura i 5 stelle erano favorevoli a confrontarsi su un sistema che si avvicinasse al modello tedesco, dove la soglia di sbarramento è al 5%.

I pentastellati, poi, sono pronti a sponsorizzare il ritorno alle preferenze. I renziani continuano a professarsi aperti a diverse soluzioni, purchè sia garantita la parità di genere e si opti per liste corte. Nessuna preclusione invece, viene spiegato, sulle soglie. Quanto a Leu, non si tratta di parlare di una soglia alta tout court, ma va inserita e legata alla realtà del Paese. Ad esempio, in Italia si è dimostrata alta e antiframmentazione anche la soglia del 3% del Rosatellum bis.

Detto questo, Leu preferirebbe andare ad incidere sulle circoscrizioni, anche se il modello simil spagnolo nasconde insidie. E proprio un sistema simile a quello spagnolo rischia di creare fibrillazioni nel Pd, dove non è un mistero che una parte del partito, quella che fa riferimento al vicesegretario Orlando, siglerebbe l'intesa sul sistema adottato a Madrid. Mentre la maggioranza dem è a favore di una soglia di sbarramento nazionale alta.

Festeggiano i franceschiniani, da sempre schierati per il ritorno al proporzionale: "Credo che un sistema più proporzionale sia la risposta migliore, non ci devono essere timori nell'andare verso il proporzionale", sistema capace di "evitare che qualcuno diventi il padrone del Paese, è una cosa di buon senso", dice il capo delegazione dem, Dario Franceschini. La maggioranza tornerà a riunirsi mercoledì. E solo dopo la presentazione della proposta di riforma elettorale, si discuterà anche con le forze di opposizione.

Per il Pd, non è un mistero, il sistema "ottimale" resta il doppio turno, perchè "chiaro e non crea nè super vincitori nè assenza di vincitori". Ma "molto a malincuore abbiamo dovuto prendere atto in più riunioni di maggioranza che solo noi siamo per questo sistema". Quindi, pur di evitare che si torni a votare con il Rosatellum - "sarebbe da irresponsabili per le storture che crea", spiegano fonti parlamentari Pd che si occupano del dossier legge elettorale - i dem hanno acconsentito a discutere di formule proporzionali ma "solo se robustamente corrette con uno sbarramento alto".

Questo risultato, è la linea Pd, si può ottenere o "con un sistema a soglie implicite di circoscrizione o con un sistema a soglia esplicita nazionale". Nel primo caso, le circoscrizioni dovranno essere tante quante ne servono per avere (considerando la media delle singole soglie naturali di circoscrizione) uno sbarramento abbastanza alto da limitare la frammentazione e favorire la formazione dopo il voto di coalizioni per governare il Paese.

Se invece il sistema a soglie implicite di circoscrizione, che è quello su cui sembra esserci al momento più consenso nella maggioranza, non fosse la strada che si decide di percorrere, l'unica altra percorribile è la soglia legale nazionale. In quel caso per il Pd "non può essere meno del 5% per avere adeguata riduzione della frammentazione".

La lunghezza delle liste

Altro paletto dem è che sia in un caso che nell'altro, "le liste dovranno essere corte, per ragioni di trasparenza e per avere forte legame tra eletti e elettori perché la dimensione territoriale dell'arena competitiva non è eccessiva". Al momento, viene spiegato da più fonti di maggioranza, il meccanismo antiframmentazione su cui si sta ragionando è uno sbarramento naturale di circoscrizione, in quanto appare "più flessibile".

In sostanza, si prevedono alcune circoscrizioni con soglia di sbarramento sotto il 5 - così da consentire di avere seggi anche alle forze minori, garantendo una sorta di diritto di tribuna - per le altre circoscrizioni la soglia è sopra il 5, con una sorta vantaggio per le forze più votate. Insomma, per i dem la "scelta chiave sarà quella del numero di circoscrizioni", tema che sarà probabilmente affrontato e risolto mercoledì.