Sulle concessioni autostradali è scontro a tutto campo

Elisa Trincia

Scontro tra Aspi e governo, battaglia dentro e fuori la maggioranza. Autostrade è sempre più un fronte caldo a tutto campo, aperto anche all'interno della stessa maggioranza. La componente renziana non vorrebbe infatti che la norma sulle concessioni passasse così come è stata approvata dal Consiglio dei ministri.

L'ultimo messaggio politico prima degli auguri natalizi, Matteo Renzi lo dedica proprio ad autostrade. "Punire i responsabili del crollo del ponte è doveroso e sacrosanto! - tuona su Twitter il leader di Italia Viva - fare leggi improvvisate che fanno fuggire gli investitori internazionali è invece un autogol: niente è più pericoloso del populismo normativo. Ne riparleremo a gennaio".

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Anche Luigi Di Maio va giù duro sulla questione: "La revoca della concessione ai Benetton è la linea del governo, non del M5s. Su questo il governo è compatto - dice Di Maio - e se qualcuno la pensa diversamente aspetto di ascoltare le loro motivazioni, sono curioso. Qui il punto è che non bisogna aver paura di combattere un colosso, lo Stato va protetto e la regola chi sbaglia paga deve valere per tutti".

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D'altra parte il premier Giuseppe Conte, nella serata di ieri da Palazzo Chigi, ha fatto sapere che sulla questione autostrade il decreto legge Milleproroghe "non contiene revoche". E in un'intervista di oggi al Messaggero ha affermato di non credere affatto che le norme introdotte nel decreto Milleproroghe "creino problemi al sistema" delle concessioni autostradali. Anche perché, ha spiegato, "non abbiamo disposto la revoca o la decadenza di nessuna concessione ma semmai introduciamo un regime più uniforme e trasparente" di norme.

Ma è stato tassativo: "Non si potranno più applicare norme di favore come quelle invocate da Atlantia", la quale anche in caso di inadempimento grave "pretenderebbe un indennizzo di decine di miliardi. Non lo permetterò", ha assicurato il premier. In merito alle sue parole, da Avellino Di Maio ha parlato di "strumentalizzazione" delle sue parole da parte dei giornali. E ha sottolineato: "Io e Giuseppe siamo stati fino alle 5 a votare la legge di Bilancio in aula e quindi abbiamo potuto vedere insieme quelle prime pagine con titoli strumentalizzati e confermiamo che abbiamo la stessa linea su Autostrade".

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Le opposizioni

Matteo Salvini è tornato ad attaccare il governo, che "litiga sulla revoca delle concessioni mentre stanno pagando gli automobilisti italiani perché la manutenzione è ferma". Ha dichiarato il leader della Lega: "Sono mesi che vanno avanti a litigare su questo. Il risultato è che stanno devastando il Paese perché le concessionarie autostradali non fanno manutenzione. Ovviamente essendo in sospeso non spendono quattrini. Quindi è un altro episodio di irresponsabilità totale da parte dei signori che stanno abusivamente al governo".

Dello stesso avviso anche Forza Italia, che con Mariastella Gelmini ha osservato: "È un governo senza una strategia, senza una linea politica, senza un'idea di Paese". A tirare le fila è stato il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che marchia come "non più sostenibile" il regime delle concessioni in quanto "squilibrato" e che "assicura ad alcuni concessionari condizioni di assoluto privilegio senza fornire sufficienti garanzie su investimenti e manutenzione".

L'obiettivo, ha precisato Gualtieri, è "riallineare la disciplina delle concessioni, oggi frammentata in tanti regimi diversi, al codice civile e al codice degli appalti. Ricondurre tutto a un'unica disciplina generale, affidata ad un regolatore indipendente, favorisce la certezza del diritto e rende il mercato aperto alla concorrenza e contendibile. È una linea coerente con l'accordo di programma del governo".

Sul tema delle revoche, ieri la società è andata all'attacco e in una lettera all'esecutivo ha minacciato di risolvere il contratto per la norma inserita nel Milleproroghe, con la conseguenza che l'esecutivo dovrebbe pagare un risarcimento del 100% del valore della concessione e cioè 23 miliardi.

Lo scontro Atlantia-governo

Il governo, tramite la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, ha bollato come "inaccettabili" le minacce che arrivano dalla società gestita da Atlantia, e in un secondo momento, sempre la titolare del Mit ha spiegato che ad Aspi non spetterebbero 23 o 25 miliardi di rimborso in caso di revoca della concessione, ma "molto meno", ovvero "con la nuova regola ai concessionari eventualmente revocati spetterà la cifra iscritta a bilancio degli investimenti non ammortizzati, oltre a quanto previsto dal codice degli appalti".

E in ogni caso, per procedere alla revoca, "ci deve essere un inadempimento grave. Una cosa che va dimostrata e condivisa". Comunque la decisione del governo sembra rimandata a gennaio ma - ha assicurato De Micheli - "non ci sarà alcun esproprio proletario. Nessuna nazionalizzazione o vendetta. Vogliamo solo che le regole siano uguali per tutti".

Il parere della Corte dei Conti

Sempre ieri la Corte dei Conti ha pubblicato la relazione sulle 'Concessioni autostradali' inviata venerdì scorso a Palazzo Chigi. Un dossier di 200 pagine che ha demolito il sistema delle concessioni e che invita a "trovare un equilibrio tra profitto e interesse pubblico". La Corte sottolinea come "la diminuzione degli investimenti" nella rete autostradale "è risultata costante" nel tempo. E come le concessionarie abbiano goduto di rendimenti ingiustificati potendo permettersi "investimenti sottodimensionati ed extraprofitti" grazie a un sistema regolatorio inadeguato.

Il settore soffre di "mancata apertura al mercato" e produce "inefficienze" come "l'irrazionalità degli ambiti delle tratte, dei modelli tariffari, di molte clausole contrattuali particolarmente vantaggiose per i privati", ha scritto nero su bianco il team di magistrati.

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