Sulle restrizioni l'Italia se la cava con una "nota sul registro" Ue

·5 minuto per la lettura
Draghi (Photo: ANSA)
Draghi (Photo: ANSA)

Quando Mario Draghi mette sul piatto della discussione i tragici dati italiani sulle conseguenze della pandemia, “135 mila decessi e un calo del pil di 9 punti percentuali”, gli altri leader ascoltano in silenzio. E si placano anche i più furiosi con la decisione unilaterale di Roma di imporre tamponi ai chi viaggia in Italia da paesi Ue, pur se vaccinati.

Al Consiglio Europeo in corso all’Europa building, la questione viene sollevata dal premier belga Alexander De Croo e dal lussemburghese Xavier Bettel. Ma non da ‘azionisti di peso’ nell’Ue come il presidente francese Emmanuel Macron e il nuovo cancelliere tedesco Olaf Scholz, al suo primo summit europeo. “Omicron è meno diffuso in Italia rispetto agli altri Stati membri”, dice Draghi, difendendo la sua scelta. “Occorre mantenere questo vantaggio a protezione del nostro sistema sanitario. Questa la ragione alla base della decisione di far fare i test a chi entra in Italia. Il coordinamento a livello Ue deve essere guidato dal principio di massima cautela”.

In sostanza, la linea di Draghi passa. Se fossimo a scuola, si potrebbe dire che, dopo l’ira della Commissione Europea per non essere stata avvertita in anticipo della decisione presa a Roma, tra i malumori di qualche premier che si è sentito scavalcato di fronte alla propria opinione pubblica, l’Italia se la cava con una ‘nota sul registro’. La si scorge nelle conclusioni adottate dai leader, dove si sottolinea la necessità di “sforzi coordinati per rispondere agli sviluppi della pandemia, basati sulle evidenze scientifiche disponibili, assicurando allo stesso tempo che le restrizioni si basino su criteri oggettivi e non minaccino la funzionalità del mercato unico o della libera circolazione tra gli Stati membri e dei viaggi nell’Ue”.

Ma il coordinamento europeo invocato sulla carta non c’è nella realtà. Draghi ripete le argomentazioni espresse ieri nell’informativa al Parlamento italiano sul Consiglio europeo. Ricorda “i numeri elevati del tasso di vaccinazione nel nostro paese, 83-85 per cento di vaccinati, circa 500mila terze dosi al giorno”. Insiste sulla necessità di proteggere il paese, senza dover aspettare i tempi lunghi di un coordinamento europeo che spesso non si materializza o si materializza tardi.

Di certo, oggi a Bruxelles il premier non finisce imputato. Nessun processo per lui e la sua fuga in avanti. Gli altri leader puntano di fatto a salvare più la forma (le conclusioni), che la sostanza. Macron e Scholz, punti di riferimento delle alleanze europee per l’Italia in generale nella storia e per Draghi in particolare, non criticano Roma.

Per governi come quello olandese, la scelta italiana è “comprensibile”, ci assicurano fonti diplomatiche de L’Aja, anche se al dibattito sul covid il premier Mark Rutte è assente, è rimasto in patria impegnato nelle ultime trattative per la nascita del nuovo governo (arriva in serata). Il capo di governo de L’Aja si fa rappresentare dal belga De Croo, ma i loro punti di vista sul ‘caso italiano’ sono evidentemente opposti: l’olandese a favore di una flessibilità di scelta per gli Stati, il belga invoca coordinamento europeo. Con Roma anche la premier svedese Magdalena Andersson, di fresca nomina: è comprensibile che alcuni paesi adottino misure aggiuntive, argomenta.

“Molto rumore per nulla”, dice il sottosegretario agli Affari Europei Enzo Amendola, a margine del Consiglio Europeo. “C’è un coordinamento, che è solido, è stato confermato anche oggi - continua - Omicron è una variante che cresce e quindi tutti i Paesi europei si muovono in maniera coordinata, anche prevedendo delle restrizioni. Ieri c’è stata anche una telefonata tra il ministro Speranza e la commissaria Ue alla Sanità Stella Kyriakides, siamo tutti sulla stessa linea, proteggerci da questa variante e continuare la campagna di vaccinazione”.

Tutti i leader seduti al tavolo dell’Europa building sanno che la mossa di Roma potrebbe essere solo una di tante iniziative simili. Grecia e Irlanda hanno già seguito l’esempio. Il Portogallo aveva deciso di chiedere un test di ingresso a chi arriva da altri paesi europei già prima dell’Italia. Alla fine, la flessibilità messa in pratica da Draghi, fa comodo a tutti, malgrado le preoccupazioni per le ricadute sull’economia. È la carta che ogni paese può giocarsi per tutelarsi dai contagi: la strada è aperta.

Del resto, la diffusione di omicron ha cambiato l’orizzonte. Al vertice europeo è la stessa presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen a mettere da parte i malumori per concentrarsi sugli scenari foschi che ci attendono, non solo per le difficoltà dovute alla variante Delta, ma perché i primi segnali di Omicron in Europa indicano che questa variante, più trasmissibile, potrebbe diventare dominante già da gennaio.

Il punto sono le vaccinazioni nei paesi poveri. All’Europa building i leader si pregiano del fatto che l’Unione Europea è il primo donatore di sieri al mondo: 330 milioni di dosi messe a disposizione tramite la piattaforma del Covax. Ma l’insorgenza di omicron segnala che bisognerebbe fare di più, sottolinea ancora Draghi. E non c’è ancora accordo sulla durata del Green pass: la prossima settimana la Commissione Europea presenterà un atto delegato che dovrebbe portarlo a 9 nove mesi, a meno che non ci si sottopone al booster. E anche sull’obbligo vaccinale, scelta adottata dall’Austria, la Germania e l’Italia solo per alcune categorie professionali, non c’è unità di intenti: il tema è solo accennato al summit, ogni Stato deciderà per sè.

Lo strappo c’è stato, ma ha smosso un acquitrino nel quale spesso sguazza una babele di norme. Come quelle che ‘governano’ le stesse istituzioni dell’Ue: Green pass per entrare all’Europarlamento, ma non per gli uffici della Commissione Europea o del Consiglio Europeo. Per il summit in corso oggi, è stato introdotto l’obbligo di tampone molecolare per tutti, funzionari e giornalisti, vaccinati e non. Ma al momento del ritiro del badge, nessuno controlla. Tutto sulla fiducia. Mentre in Belgio i contagi corrono su cifre che ormai da tempo superano i 10mila casi al giorno.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Leggi anche...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli