Sulle riforme, tra Letta e Draghi sembra esserci piena sintonia

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AGI - Un incontro "lungo e proficuo", quello tra il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, e il premier Mario Draghi. La definizione è del leader dem che spiega anche i contenuti del faccia a faccia: "Sintonia piena e determinazione ad accelerare le riforme su giustizia, fisco, lavoro e semplificazioni che sono alla base del patto con l'Ue, riforme per le quali porteremo le nostre idee e troveremo le migliori sintesi".

Quello delle riforme è uno dei nodi che la maggioranza è chiamata a sciogliere da quando Matteo Salvini ha chiarito che le riforme non rientrano nella 'mission' dell'esecutivo. Non solo: Letta fa sapere che "dentro la riforma del Fisco noi proporremo le nostre idee tra cui quella sulla successione per i patrimoni dei più ricchi, poi le semplificazioni, la riforma degli ammortizzatori sociali, il mercato del lavoro".

Insomma i punti che i dem hanno messo sul tavolo negli ultimi giorni e su cui le forze di maggioranza di centrodestra hanno sollevato aspre critiche. In particolare è l'idea di una 'dote' finalizzata ad aiutare i 18enni nello studio, nel trovare un lavoro o nel proseguire il percorso di studi ad avere destato non pochi dubbi nella Lega, in Forza Italia e anche in Italia Viva.

Il segretario Pd si dice determinato ad andare avanti su questa strada, inserendo la proposta nella riforma complessiva alla quale lavorano governo e Parlamento. "Nessuno del ceto medio verrà toccato - assicura - In questi anni sono state tolte tasse ai ricchissimi e ora la gente normale difende i ricchissimi cui sono state tolte le tasse. È incomprensibile, anche perché quelle risorse devono andare ad aiutare i giovani che sono stati penalizzati".

Anche perché, ricorda ancora Letta, "in Italia questa tassa non esiste ma esiste in tutti gli altri Paesi europei e per un ricchissimo dare un contributo a un giovane che nasce in un posto sfortunato, io sono convinto che sarebbe disposto ad aiutarlo".

Il secondo tema su cui il Pd ha deciso di caratterizzare la propria azione è quello della legge di cittadinanza. Lo Ius Soli è entrato nell'agenda del Pd dalla relazione che Letta ha presentato all'Assemblea che lo ha eletto segretario, lo scorso marzo. Le critiche della destra, in questo caso, si concentrano sulla tempistica: in piena crisi pandemica, è il ragionamento dei detrattori dello Ius Soli, non è il caso di rivolgere l'attenzione a un tema considerato secondario da Salvini e Meloni.

Per il Pd, però, non è così. Anzi: il tema della cittadinanza è fondamentale per dare respiro a un paese in piena crisi demografica, che si sta "prosciugando", come ripete Letta. Soprattutto, sottolinea ancora, occorre "staccare questa vicenda dalla questione degli sbarchi, perché non c'entra niente".

L'ultimo capitolo delle riforme ha a che fare con quello che Letta chiama "la democrazia malata". Uno dei sintomi di questa 'patologia' sono le liste bloccate. "I parlamentari ora sono scelti dai capi dei partiti e gli elettori devono solo ratificare. Dobbiamo intervenire per superare le liste bloccate, che rappresenta uno dei guai italiani".

A questi "passi avanti" sul cammino delle riforme, si aggiunge il lavoro dei ministri dem impegnati nella cabina di regia per il dl Semplificazioni: Andrea Orlando, assieme al collega di Leu Roberto Speranza, ha infatti chiesto e ottenuto un incontro tra il governo e i sindacati sul tema dei subappalti (oggi alle 16 a Palazzo Chigi), su cui sindacati e associazioni hanno messo in guardia: per i primi, infatti, una revisione del codice degli appalti porterebbe con sé un abbassamento della guardia sulla sicurezza sul lavoro e sul livello dei salari.

Per le associazioni che lottano contro la criminalità organizzata (tra le quali Libera), ci sarebbe anche il rischio di lasciare mano libera alle mafie. Di qui la preoccupazione dei dem che fa da contraltare alla richiesta della Lega - per voce di Matteo Salvini - di azzerare completamente il codice degli appalti.