Sulle tracce di Richard Long: le suggestioni di Performing PAC

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Milano, 26 ago. (askanews) – L’edizione di Performing PAC Estate 2022 è dedicata al rapporto tra arte contemporanea e natura: l’idea è di tracciare – attraverso video, fotografie, installazioni e una piccola mostra “flashback” – l’interazione tra esseri viventi, ambienti, luoghi, paesaggi e immagine nella pratica e nella ricerca artistica contemporanee.

Analogamente alle edizioni precedenti, (Performance, 2018; De-Genere, 2019; Made of Sound, 2020) il punto d’avvio è l’Archivio del PAC, scandagliato per rileggere e ricostruire, attraverso i documenti e le fotografie conservate, alcune mostre

significative nella storia dell’istituzione.

Si parte dall’esposizione del 2004 Richard Long – Jivya Soma Mashe. Un incontro in India, quarto appuntamento della programmazione di Jean-Hubert Martin. Curato dallo scrittore e critico d’arte Hervé Perdriolle, il progetto nasceva dall’incontro nello Stato di Maharashtra fra il celebre esponente della Land Art Richard Long e il maestro dell’arte tradizionale della tribù Warli, Jivya Soma Mashe. Durante questo soggiorno, Long ha realizzato sul territorio indiano diversi interventi documentati in una serie di fotografie che vengono presentati nel “flashback” con materiali d’archivio e immagini

dell’allestimento. Per l’occasione viene inoltre riallestita Warli Spiral, l’opera ambientale site-specific per la mostra del 2004, acquisita nello stesso anno dal Comune di Milano e conservata nelle raccolte del Museo del Novecento: una forma spiralica composta da sampietrini urbani come omaggio al capoluogo lombardo. Dalla fine degli anni Sessanta, Long identifica l’attività artistica con lo svolgimento di un’azione elementare come il camminare nell’ambiente naturale, registrando

tramite grafici e fotografie l’azione stessa e le modifiche che il comportamento ha operato nell’ambiente. Tali modifiche s’identificano con la creazione di forme geometriche semplici attraverso l’uso di pietre o di altri elementi trovati.

Il titolo dell’edizione di quest’anno Take me to the place I love richiama un’intervista all’artista del primo luglio 2003 pubblicata sulla rivista “The Art Newspaper”. Alla domanda sul criterio di scelta delle mete delle sue leggendarie camminate, Long risponde: “l’amore per un determinato luogo” ma, più precisamente, Take me to the place I love strizza l’occhio alle parole di Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers nel celebre brano Under the Bridge e alla Los Angeles dei suoi affetti. Gli artisti raccontano o ritraggono un luogo reale, metaforico, metafisico o immaginario tra fascinazioni, introspezioni e affondi critici, declinando in termini anche molto diversi la propria poetica, che riguarda temi come l’immersione nella natura, la memoria e le mitologie dei luoghi, il rapporto dell’uomo con l’ambiente, il clima e la politica.

Come in un viaggio, i loro percorsi ci conducono, tra mari e montagne, fiumi, laghi e querce secolari, verso luoghi e suggestioni estremamente coinvolgenti.